lunedì 9 dicembre 2013

Il morbo di Parkinson ha i giorni contati

Le malattie neurodegenerative, come il morbo di Parkinson o l'Alzheimer, stanno per essere sconfitte. È il senso di un recente annuncio dell'Università Ebraica di Gerusalemme, che in collaborazione con una start-up ha annunciato il conseguimento di signifativi risultati nella lotta all'invecchiamento delle cellule cerebrali. Nello specifico un farmaco ideato dalla TyrNovo, e noto con il nome in codice di NT219, consentirebbe di sviluppare farmaci mirati per le malattie citate, e privi di effetti collaterali sostanziali.
Il farmaco, hanno annunciato il CEO di TyrNovo e il direttore del dipartimento di Chimica biologica dell'Università del Monte Scopus, agirebbe sull'attività dell'insulina e di un ormone noto come IGF1, inibendone l'attività e prevenendone il meccanismo di segnalazione che porta alle malattie neurodegenerative.

giovedì 5 dicembre 2013

La verità sulla crisi energetica nella Striscia di Gaza

L'antefatto: Amnesy International (l'omissione di una consonante non è da giudicarsi necessariamente un refuso) ha sempre avuto un atteggiamento parziale e tutt'altro che obiettivo nei confronti di Israele. Priva di equilibrio, sforna rapporti in cui immancabilmente colloca sul banco degli imputati lo stato ebraico, sebbene Gerusalemme non evidenzi alcuna responsabilità.
Da tempo Hamas a Gaza importa il combustibile egiziano per far girare le proprie centrali elettriche. Poiché il regime di Mubarak sussidiava massicciamente le fonti di energia per smorzare le tensioni sociali, è sempre convenuto all'enclave palestinese approvvigionarsi dal vicino Egitto; specie quando al Cairo sono saliti al potere i Fratelli Musulmani, di cui Hamas è una specie di succursale.
Oltretutto, il combustibile egiziano entrava nella Striscia in larga misura attraverso il migliaio di tunnel illegali scavati sotto al confine: il che consentiva all'organizzazione terroristica islamica di praticare una lucrosa cresta. Le offerte israeliane di fornire combustibile sono state considerate un affronto: per la provenienza "sionista", e soprattutto praticamente perché il prezzo internazionale impediva ad Hamas di guadagnarci sopra, a discapito della popolazione palestinese. Dal 2011 in poi Hamas ha fatto girare le centrali elettriche solo con il petrolio egiziano, e dall'Egitto è provenuto il carburante che ha alimentato il parco macchine circolante nella Striscia.

mercoledì 4 dicembre 2013

Il pallone da' un calcio all'antisionismo (per ora solo a Francoforte)

Molti appassionati di calcio sono indignati per la scelta del capo della FIFA di assegnare al Qatar i campionati mondiali di calcio del 2022; financo consentendo di disputare gli incontri durante l'inverno, per non rischiare insolazioni e collassi ai "poveri" giocatori. Il potere del denaro, e l'influenza di Al Jazeera - riuscita a persuadere un laboratorio svizzero ad emettere un comunicato con cui "non esclude" in modo abbastanza rocambolesco la morte per avvelenamento da polonio di Arafat; mentre il resto del mondo scientifico ha escluso questa eventualità - sono riusciti a far andare di traverso quel poco di "bello" che ancora conserva il calcio.
Ma non tutto è perduto. Magari bisogna scendere di livello: nei campionati nazionali, meglio ancora nelle serie inferiori.

giovedì 28 novembre 2013

L'antisemitismo sta perdendo la guerra

Gentile redazione di "Il Borghesino",

congratulazioni per lo splendido blog. Vorrei esprimere un immenso ringraziamento per avermi aiutato in questi giorni a cambiare completamente la mia visione del conflitto medio-orientale. Da circa un anno ho cominciato a poco a poco a rivedere totalmente i miei (pre)giudizi su Israele, con una forte accelerazione in questi giorni grazie anche al vostro eccellente sito. Sto provando una rabbia e un senso di colpa tremendo, perchè mi sento ingannato dalla cattiva informazione su Israele, Palestina & dintorni che per anni ha intossicato e ottenebrato la mia capacità di giudizio.
Volevo porvi alcune domande in merito all'occupazione della Palestina, ma prima sento il bisogno di descrivervi il mio percorso di "cambiamento di prospettiva", che può essere molto istruttivo.

Ho 25 anni, vivo e studio a Napoli. Fin dall'adolescenza mi sono interessato (superficialmente) alle vicende medio-orientali; purtroppo, senza alcuna capacità di interpretazione, sviluppai precocemente un giudizio molto duro verso Israele.
Il primo contatto con il conflitto arabo-israeliano fu per me un vero shock: ero poco più di un bambino, e vidi al TG la morte del mio quasi coetaneo Mohamed al-Durrah. Scoppiai in lacrime, e mi chiesi com'era possibile che Israele fosse così "cattiva" contro i bambini palestinesi. Negli anni dell'Intifada, ogni volta che sentivo delle stragi dei kamikaze contro i civili israeliani, non potevo non avere in mente l'immagine di quel ragazzino terrorizzato, e pensavo che quindi, tutto sommato, se l'erano cercata...
Pochi giorni fa sono rimasto di stucco a leggere, proprio sul vostro blog, che non solo il piccolo al-Durrah non fu raggiunto dai proiettili israeliani, ma che addirittura la sua morte è stata probabilmente un' incredibile messinscena! Com'è possibile, mi sono chiesto stavolta, che sui media italiani non c'è stata traccia delle inchieste che hanno denunciato l'inganno?

mercoledì 27 novembre 2013

L'opzione è stata collocata sul tavolo

E meno male che si parlano da almeno un anno. Certo, non in pubblico, e non direttamente. La comunicazione in Oman deve essere risultata problematica, se è vero che la sottoscrizione degli accordi "provvisori" di Ginevra è stata seguita da toni trionfali da ambo le parti. Insomma, una situazione "win-win". Eppure ci deve essere qualcuno che perde...
Mentre Hussein Obama cerca di tranquillizzare l'opinione pubblica mondiale, spacciando la liberazione di sostanziosi flussi finanziari verso il regime degli ayatollah in cambio di generiche promesse per un passo significativo verso la pace; a Teheran il ritorno dei delegati è stato salutato trionfalmente: un po' perché viene riconosciuta la piena legittimità del programma nucleare iraniano; un po' perché le nuove entrate che arriveranno dagli acquisti di petrolio da parte soprattutto di Cina, India, Giappone e Corea del Sud, daranno una grossa mano ad uno stato sociale messo in crisi da quotazioni del greggio stabilmente sotto i 100 dollari per barile.

domenica 24 novembre 2013

Finalmente l'Iran diventerà una potenza atomica

Dunque è ufficiale: gli Stati Uniti di Hussein Obama infliggono al mondo un'ulteriore dolorosa automutilazione, accettando il programma di arricchimento dell'uranio della repubblica iraniana, e in premio offriranno agli ayatollah alcuni miliardi di dollari all'anno, mediante allentamento delle sanzioni esistenti e sblocco delle entrate congelate in alcune banche europee. L'ex senatore junior dell'Illinois, esemplare emulo di Chamberlain - il 30 settembre 1938 non è così lontano... - si appresta così a vincere un secondo premio Nobel per la pace; magari, questa volta ex aequo con il suo sodale Hassan Rowhani, che da Teheran ha benedetto l'intesa.
Un'intesa maturata per lungo tempo: non certo dal giorno successivo all'elezione del successore del rude e irritante Ahmadinejad: come ha rilevato il Times of Israel, che cita la Associated Press, fra Stati Uniti e Iran i colloqui sono andati avanti a livello diplomatico per tutti gli ultimi dodici mesi; almeno da marzo, per il tramite del vice segretatio di Stato William Burns (nomen omen). Il bonario Rowhani è stata la figura tranquillizante scelta da Ali Khamenei per far accettare all'opinione pubblica mondiale un'intesa apparsa fino a qualche tempo fa il frutto di una maggiore moderazione del regime persiano. Il desiderio degli Stati Uniti di assecondare le aspirazioni e le ambizioni dell'Iran a divenire potenza atomica - malgrado le ripetute violazioni dei diritti umani, la repressione della dissidenza e delle minoranze, gli imbrogli ai danni della comunità internazionale, il sostegno al terrorismo internazionale e l'appoggio al regime sanguinario di Assad in Siria - è arrivato al punto da salutare con soddisfazione la sconfitta subita ieri dalla nazionale a stelle e strisce di volley a Tokyo - guarda caso - proprio contro l'Iran...

venerdì 22 novembre 2013

Israele, paradiso del venture capital

Israele, culla dell'high tech mondiale. Il 2013 non sarà ricordato soltanto per l'acquisizione miliardaria (966 milioni di dollari, per l'esattezza) di Waze da parte di Google. Secondo un articolo apparso ieri sul Wall Street Journal, nei primi nove mesi di quest'anno sono state concluse ben 1183 transazioni, per un controvalore di 8,64 miliardi di dollari. È un dato impressionante sotto diversi punti di vista:
  • rispetto ad una popolazione di meno di 8 milioni di abitanti, le operazioni di fusione e acquisizione (M&A) hanno rappresentato un controvalore di oltre mille dollari pro-capite: un dato sensibilmente maggiore di quello relativo agli Stati Uniti, fermi ad "appena" 660 dollari pro-capite;
  • in relazione alle dimensioni dell'economia, le operazioni di M&A in Israele sono state pari al 3.5% del prodotto interno lordo; negli USA, il turnover non ha superato l'1.3% del PIL;
  • l'articolo del WSJ celebrava l'Irlanda come il paese dalla più spinta imprenditorialità dell'area Euro, con 311 transazioni complessive nei primi tre trimestri del 2013, per un controvalore di 1.3 miliardi di dollari. Spettacolare il gap rispetto al piccolo stato ebraico, che fa della ricerca e innovazione il suo punto di forza.

Come puntualizza il quotidiano finanziario americano, soltanto negli ultimi cinque anni, per ogni dollaro raccolto in Europa dai fondi di venture capital, ne sono stati raccolti ben 10 negli Stati Uniti e addirittura 23 in Israele. Nessuno stato europeo è riuscito a far meglio in questo arco di tempo: nemmeno la Germania.
L'inovazione tecnologica favorisce aumenti di produttività, che tengono sotto controllo l'inflazione e aumentano la ricchezza complessiva. Non è un caso che il PIL pro-capite sia passato dai 18200 dollari del 2004, ai 22129 dollari del 2012 (+22%); nel medesimo arco di tempo, il PILpc è cresciuto del 13.9% in Germania, del 4.1% in Francia, mentre è sceso del 6% in Italia.
Ricerca, innovazione, eccellenza nell'istruzione, lancio di nuovi prodotti e processi fanno del piccolo stato ebraico un punto di riferimento globale. Non a caso l'agenzia di rating americana Standard&Poor's assegna a Gerusalemme un rating elevato (A+) e stabile.
Chissà come mai le relazioni scarseggiano fra il mondo accademico, scientifico e industriale italiano, e lo stato ebraico. Che oltretutto, si accinge a sperimentare un boom energetico grazie agli immensi giacimenti di gas naturale rinvenuti al largo delle proprie coste.