domenica 20 luglio 2014

La guerra immorale di Hamas

La guerra porta sempre con se' il suo carico di dolore, devastazioni e lutti; per cui sarebbe ingenuo o ipocrita credere che l'ultimo conflitto scatenato e perpetrato da Hamas , fosse diverso rispetto a quelli deflagrati in passato nell'area. Ciò non toglie che in tutte le guerre sia sempre stato rispettato un codice etico; una moralità che escludeva condotte palesemente ripugnanti, ancor prima che le stesse fossero censurate dal codice di guerra. Più volte Hamas in questi giorni sta violando senza scrupoli un codice non scritto ma rispettato da anni.
Così, mentre l'aviazione israeliana si è preoccupata di avvisare i civili sciaguratamente residenti negli obiettivi terroristici di evacuare prima dello strike, al punto da abortire il bombardamento in presenza di uomini, donne e bambini privi di divisa; Hamas non ha esitato a macchiarsi di condotte esecrabili:

venerdì 18 luglio 2014

Le bambole di Gaza

L'altro giorno una attenta lettrice faceva rilevare come, in seguito allo strike di un obiettivo militare a Gaza, dal cumulo di macerie fumanti spuntasse quasi sfacciatamente una bambola (al minuto 4'25" del filmato, per chi andasse di fretta). Si tratta in effetti di un tema ricorrente: ogni bombardamento di Gaza lascia sul terreno calcinacci, polvere... e bambole. Ciò ispira diverse riflessioni, che non si escludono a vicenda: 1) Israele dovrebbe prestare maggiore attenzione ai giocattoli che settimanalmente entrano nella Striscia tramite i valichi di Erez e Kerem Shalom, verificando una maggiore diversificazione; 2) il regime di Hamas deve preoccuparsi poiché, malgrado la sua nota misoginia e omofobia, i bambini palestinesi prediligono bambole a soldatini, macchinine e Power Rangers; 3) bisogna prestare maggiore attenzione a queste messinscene: qualcuno potrebbe accorgersene. Corollario: non collocare la stessa bambola in due raffigurazioni differenti.

giovedì 17 luglio 2014

Per Hamas, finché c'è guerra, c'è ricchezza

Stretti fra l'oltranzismo dei terroristi di Hamas, le operazioni militari israeliane, e il pugno di ferro degli egiziani, che negano l'apertura del valico di Rafah (consentendo l'ingresso nella Striscia di alimenti, carburanti e aiuti umanitari soltanto da Israele; ma in questo caso Hamas sdegnatamente respinge); i palestinesi non se la passano molto bene, per usare un eufemismo. Peraltro, bisogna oggettivamente ridimensionare la retorica di un popolo allo stremo: l'HDI, o Indice di Sviluppo Umano (Human Development Index), impiegato dalle Nazioni Unite per valutare la qualità di vita, colloca Gaza al 110° posto al mondo su 186 paesi monitorati nel 2013. Secondo l'ONU, gli abitanti di Egitto, Filippine, Siria, Honduras e Indonesia se la passano molto peggio; e i territori palestinesi non rientrano nel novero degli stati a basso sviluppo della popolazione.
Ciò non toglie che i palestinesi siano di gran lunga i maggiori beneficiari di aiuti finanziari internazionali. Secondo un'inchiesta di un anno fa di RightsReporter, i palestinesi hanno ottenuto fondi per 3100 dollari pro-capite: una cifra considerevole per quell'economia, e di gran lunga superiore rispetto ai 174 dollari concessi ai congolesi e ai 74 dollari di aiuti annuali ai pakistani. Una mancetta, al confronto.

mercoledì 16 luglio 2014

Quantità e qualità delle vittime a Gaza

Ogni conflitto porta con se' uno strascico di indignazione circa il numero, il genere e l'età delle vittime che esso comporta. Benché tutti concordino che le guerre siano brutte, sporche e biasimevoli; siamo abbastanza maturi da sapere che sovente sono inevitabili, talvolta sono dolorosamente preferibili, e in ogni caso altri conflitti si sperimenteranno. Ingenui e romantici che pensano il contrario sono invitati a interrompere qui la lettura.
Da quando è iniziata l'operazione Protective Edge, il conteggio delle vittime in campo palestinese è stato tenuto dal ministero della sanità, a Gaza. Un organo istituzionale; ma a tutti gli effetti gestito da Hamas. Non bisogna essere filosionisti per riconoscere che si tratti di una fonte quantomeno discutibile, posto che è noto a tutti che i terroristi stiano commettendo ripetute violazioni dei diritti umani, non esitando a colpire la popolazione civile israeliana, e a farsi scudo della popolazione civile palestinese.
Ad ogni modo, il conteggio ufficiale supera le 200 vittime. Non è possibile, qualora interessati, conoscere la versione alternativa dell'altro belligerante, che sarà resa nota ufficialmente diverse settimane dopo la fine delle ostilità; quando l'inchiostro dei giornali si sarà sufficientemente asciugato, e il carico di accuse e recriminazioni avrà fatto compiere all'antisemitismo un altro passettino in avanti. Il problema è che le statistiche diffuse dall'ufficio propaganda di Hamas a Gaza sono fatte proprie dalle Nazioni Unite, che pongono il loro imprimatur di ufficialità prima che le stesse siano consegnate alle agenzie di stampa e poi a giornali e TV.

Elder of Ziyon compie come sempre un eccellente lavoro di analisi minuziosa e di verifica delle informazioni fornite al mondo civilizzato da Hamas, e ha scoperto che delle circa 200 vittime dichiarate - e non accertate se non da fonti discutibili - 72 sono dichiaratamente terroristi (35 di Hamas, 27 della Jihad Islamica e 10 di altre formazioni terroristiche), 80 non sono riconosciute come militanti combattenti, e 41 sono di incerta classificazione. Facendo uno sforzo da medico legale, si rileva come la metà delle vittime dichiarate siano certamente terroristi: è una distinzione doverosa, no?
Un altro input oggi proviene dal quotidiano Times of Israel, il quale fa intelligentemente notare come la stragrande maggioranza delle vittime dichiarate sia di sesso maschile. Aspetto bizzarro: se l'aviazione israeliana colpisse indiscriminatamente la popolazione civile, ci si dovrebbe aspettare una equa suddivisione di genere. Invece le donne rappresentano soltanto il 12% delle vittime.
Inoltre, i palestinesi di età inferiore ai 15 anni, che rappresentano la metà della popolazione, sono stati vittima degli strike israeliani in misura pari ad 1 su 8. I conti non tornano: 83 morti dichiarati - quasi la metà del totale - sono di età compresa fra 16 e 39 anni: l'ideale per vestire i panni del miliziano; e talvolta, nemmeno quelli.
La guerra della disinformazione continua...

Quando Pallywood copia Hollywood

I proPal devono capire che non gioca a loro favore l'iperinflazione di immagini tratte da altri conflitti, di cui fino ad ora per loro fortuna nessuno si è accorto in Occidente. Per dirla tutta, soltanto menti labili e inguaribili ingenui possono prestare credito alle cronache di bambini orrendamente mutilati, macerie fumanti con tanto di bambolina provvidenzialmente collocata in cima alla messinscena, donne in crisi di disidratazione per le lacrime versate a favore delle telecamere di tutto il mondo, padri con paresi facciale permanente per il dolore forzatamente ostentato per la perdita della capretta, e via simulando.
Ma l'immagine proposta ieri supera tutte le precedenti. E - tranquilli - anche i minori la possono vedere, senza timore di risultare disturbati. Siamo nel genere horror; ma quell'horror talmente improbabile che anziché risultare sconvolgente e ripugnante, finisce per farti sorridere per l'improbabilità dell'accaduto.

martedì 15 luglio 2014

A sorpresa il supporto va ad Israele, non ad Hamas

di Daniel Pipes*

Il recente attacco di Hamas nei confronti di Israele he prevedibilmente scatenato la congregazione di nazionalisti palestinesi, filo-islamici, sinistra e antisemiti che non vedevano l'ora di colpire Israele. Ma, a sorpresa, lo stato ebraico sta beneficiando di sostegno, o quantomeno di obiettività ed equilibrio da parte di fonti inimmaginabili:

- Il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon: «Affrontiamo oggi il rischio di una escalation in Israele e a Gaza, con la minaccia concreta di una offensiva di terra, evitabile soltanto se Hamas smetterà di lanciare i suoi missili».
- Le forze di sicurezza libanesi hanno arrestato due persone per aver sparato razzi verso Israele.
- Le forze di sicurezza egiziane hanno sequestrato 20 razzi che stavano per essere contrabbandati a Gaza.
- Mahmoud Abbas, presidente dell'autorità palestinese, ha partecipato ad una "conferenza di pace" promossa da Haarez in Israele il giorno dell'inizio dei combattimenti*, e ha fatto infuriare Hamas per la disponibilità di continuare il dialogo con il governo israeliano.
- Il ministro degli Esteri giordano Nasser Judeh ha implorato Israele a "cessare immediatamente l'escalation", ma ha equilibrato questa affermazione chiedendo il "ripristino della piena calma, evitando di coinvolgere i civili, e il ritorno a negoziati diretti".
- Il presidente francese François Hollande ha fornito a Netanyahu il supporto più accorato fra tutti i leader stranieri, nel momento in cui ha garantito al leader israeliano che "la Francia condanna risolutametne gli attacchi" ai danni degli israeliani, esprimendo "la solidarietà della Francia per i missili sparati da Gaza. Il governo israeliano deve adottare tutte le misure necessarie per proteggere la popolazione dalle minacce".

lunedì 14 luglio 2014

Israele sta innalzando lo standard morale dei conflitti

di Will Saletan, Slate*

Gli strike aerei israeliani a Gaza hanno mietuto più di cento vittime. Nel mondo c'è preoccupazione: legittima, dal momento che la guerra è sempre orribile, e qualunque numero di vittime dovrebbe scuoterci. Ma dal momento che il conflitto è ancora in essere, soffermiamoci sulla questione di come minimizzare le vittime civili, oggi e in futuro. Quanto brutta è questa guerra rispetto alle altre? e sono gli attacchi israeliani davvero indiscriminati?
Anzitutto, non bisogna farsi trascinare dal proprio amore o odio per Israele. Dobbiamo costruire un set di regola da applicare a questo e ad altri conflitti futuri. In secondo luogo, la condotta di Hamas è fuori discussione: Hamas respinge la stessa idea di risparmiare i civili. Per cui non ha senso invocare uno standard di comportamento migliore di quello di Hamas. Soffermiamoci invece su quello che fa Israele.