domenica 6 novembre 2011

"Quello degli arabi è stato un errore"





Alcuni ignorano che l'ONU alla fine del 1947 divise il mandato britannico palestinese in due stati: uno stato arabo e uno stato ebraico. Gli ebrei accettarono, e fu fondato Israele. Gli arabi rifiutatono, e scatenarono immediatamente una guerra contro il nuovo stato. Una delle tante dei decenni successivi. Ad oggi, esistono trattati di pace soltanto con Giordania ed Egitto (in discussione, quest'ultimo, dopo gli sconvolgimenti apportati dalla "primavera araba").

Oggi, dopo 63 anni, Abu Mazen, leader dei palestinesi, finalmente riconosce che fu un errore non accettare quella partizione. Per una volta, siamo tutti d'accordo: sarebbero vissuti in santa pace e non ci sarebbero state guerre fra israeliani e palestinesi.
Speriamo che la lezione della storia sia stata imparata. Ne dubito...

Settimana cruciale al Consiglio di Sicurezza dell'ONU



La domanda di membership da parte dell'Autorità Palestinese alle Nazioni Unite compirà un significativo passo alla fine della prossima settimana. Venerdì infatti si riunisce una sotto-commissione, chiamata a fornire una risposta alla richiesta formulata da Abu Mazen a settembre.
Nel frattempo la Francia ha reso noto che si asterrà. Nell'ambito del Consiglio di Sicurezza dell'ONU (UNSC) un'astensione equivale ad un voto contrario, e ciò rende improbabile il raggiungimento del quorum di 9 voti su 15. Oltre a Parigi, anche Washington si pronuncerà contro, senza far valere il diritto di veto. Germania, Portogallo e Regno Unito sono gli altri stati europei che avverseranno il gesto unilaterale di Abu Mazen, assieme alla Colombia. I paesi del BRICS si pronunceranno invece a favore, insieme al Libano, mentre è incerta la posizione di Nigeria, Gabon e Bosnia-Erzegovina.

L'Autorità Palestinese si sta preparando alla possibilità di un voto sfavorevole. Muhammad Shtayyeh, esponente di Al Fatah, lascia intendere che Abu Mazen potrebbe in risposta sciogliere l'AP e formare un governo unitario con i fondamentalisti islamici di Hamas, radicalizzando il governo palestinese.

venerdì 4 novembre 2011

Immagini drammatiche della crisi umanitaria a Gaza



Di fronte a queste immagini, la tragedia del Darfur, lo sterminio sistematico e quotidiano dei siriani da parte di Assad, la condizione di assoluta sottomissione della donna nei paesi arabi (persino Luciana Sgrena - sì, proprio lei - sul manifesto riconosce che gli estremisti islamici stanno prendendo il sopravvento in Tunisia, cancellando ogni basilare diritto dell donne), l'eliminazione della problematica presenza degli omosessuali in Iran proclamata da Ahmadinejad, che ora può occuparsi indisturbato della bomba atomica iraniana; tutte queste cose e tante altre, insomma, passano in secondo piano.

Nel frattempo due imbarcazioni sono partite dalla Turchia alla volta di Gaza, con l'evidente intento di forzare il blocco navale israeliano al largo delle coste, che anche le Nazioni Unite hanno riconosciuto essere pienamente legittimo.
Gli Stati Uniti hanno contattato il governo turco, che ha fornito rassicurazioni: non saranno inviate navi da guerra a minaccioso supporto delle due navi, contenenti 27 militanti provenienti da Canada, Australia, Irlanda e Stati Uniti, oltre ad una ridotta quantità di farmaci di dubbia utilità. Ankara concorda sul fatto che non sarebbe una buona idea contribuire ad aumentare la tensione nell'area. D'altro canto, sarebbe grottesco mostrare i muscoli ad Israele, nel momento in cui un corposo contingente dei suoi cittadini continua a scavare fra le macerie del terremoto che ha funestato la Turchia pochi giorni fa, alla ricerca dei corpi delle vittime della sciagura.

giovedì 3 novembre 2011

Che gran cosa, la cultura



"Ora che la palestina è entrata nell'UNESCO, tutto il mondo potrà apprezzare la cultura palestinese".
E nel frattempo quel giornale umoristico noto come "Repubblica" ci fa sapere che ad Ashkelon muore un "colono", colpito da uno dei 50 missili Grad sparati da Gaza negli ultimi cinque giorni.
Colono?!?!? un abitante di una città israeliana al 100%, da sempre, adesso non è nemmeno più cittadino a tutti gli effetti?!?!!
Possibile che a La Repubblica non conoscano la geografia?
O per compiacere qualche lettore, e strapparne qualche altro che indossa la kefiah anche per andare a dormire, è disposta in malafede a questi grotteschi strafalcioni?

Chiamali fessi, gli arabi israeliani...



Secondo un recente sondaggio, condotto fra i 300 mila arabi abitanti a Gerusalemme, il 42% si sposterebbe in Israele se i quartieri orientali dell'attuale capitale fossero trasferiti ad un futuro stato palestinese, e il 39% dichiara di preferire nel caso un passaporto israeliano ad uno palestinese.
Il dato è notevole, tenuto conto che un sondaggio simile, condotto fra la popolazione ebraica, difficilmente farebbe registrare percentuali di adesione lontane dallo zero ad un futuro stato palestinese. Alla fine, per gli arabi, Israele è il miglior posto dove vivere in Medio Oriente. Basterebbe chiederlo ai palestinesi che hanno subito la sventura di conoscere lo sgombero israeliano da Gaza di sei anni fa, e l'amministrazione di Hamas succeduta dopo le elezioni del 2006 e il colpo di stato dell'organizzazione terroristica palestinese dell'anno successivo.

Lettera aperta all'UNESCO

Con preghiera al lettore di inoltrare ai suoi conoscenti. La fonte è imprecisata, ma non proviene da questo sito, che però naturalmente la condivide in tutta la sua interezza.


Egregio Direttore dell' UNESCO,
sarebbe così gentile da rispondere a qualche domanda? Se lei è così sicuro che la "Palestina" sia stata fondata molti secoli fa, ben prima della presenza degli ebrei e abbia lasciato tracce nella storia, beni culturali da conservare, eredità da difendere, certamente lei sarà in grado di rispondere alle seguenti domande:
- Quando è stata fondata e da chi?
- Quali erano i suoi confini?
- Qual era la sua capitale?
- Quali erano le sue città più importanti?
- Qual era la base della sua economia?
- Qual era la sua forma di governo?
- Può citare almeno un leader palestinese prima di Arafat e di Amin Al Husseini, il muftì di Gerusalemme amico di Hitler?
- La "palestina" è stata mai riconosciuta da un paese la cui esistenza a quel tempo non lascia spazio a discussioni?
Qual era la lingua parlata nello stato di Palestina prima degli ebrei?
Avevano un sistema politico? Il loro sovrano portava un titolo? C'era un parlamento o un consiglio? Hanno combattutto delle battaglie?
C'è un qualche libro palestinese prima del Novecento? Può nominare uno scrittore palestinese, un pittore, uno scultore, un musicista, un architetto palestinese prima di tale data?
Esiste un piatto tipico palestinese, che lei sappia? Un costume caratteristico?
Che religione aveva la Palestina prima di Maometto?
Qual era il nome della sua moneta? Ne esistono degli esemplari in qualche museo?
Scelga pure una data nel passato anche recente e ci dica: qual era il tasso di cambio della moneta palestinese nei confronti del dollaro, yen, franco, ecc.?
Poiché questo paese oggi non esiste, può spiegare la ragione per cui ha cessato di esistere? E può specificarne la data di estinzione?
Se la sua organizzazione piange per il destino dei poveri palestinesi "occupati", mi può dire quando questo paese era orgoglioso e indipendente?
Se le persone che, a torto o a ragione, chiamate palestinesi non sono solo una collezione di immigrati dai paesi arabi e se davvero hanno una identità definita etnica che assicura il diritto di autodeterminazione, mi sa spiegare perché non hanno cercato di essere indipendenti dai paesi arabi prima della devastante sconfitta nella Guerra dei Sei Giorni? Perché datano l'"occupazione" dal '67, se prima i "territori palestinesi" erano governati da stati "non palestinesi" come l'Egitto e la Giordania?
Le ho fatto tante domande, mi auguro che potrà rispondere almeno a qualcuna. Finisco solo con una nota: spero che lei non confonda i palestinesi con i Filistei, che erano una popolazione marittima di lingua indeoeuropea (i popoli del mare) che fecero un'invasione in terra d'Israele, come anche in Egitto e nell'attuale Libano verso il nono secolo a.C. Il solo rapporto è l'invenzione romana che dopo la distruzione del Tempio, nel I secolo, ribattezzò quelle terre per spregio con il nome di un antico nemico dei ribelli ebrei. L'etimologia non è storia.

martedì 1 novembre 2011

Anche Goldstone ammette: una calunnia parlare di apartheid in Israele


Il giudice sudafricano Richard Goldstone ha ancora molto da farsi perdonare. Salì alla ribalta quando presiedette la commissione ONU incaricata di stabilire le responsabilità di palestinesi e israeliani ai tempi dell'operazione "Piombo Fuso" a cavallo fra il 2008 e il 2009. Allora fece scalpore la conclusione salomonica del rapporto: "sono responsabili in parti eguali", sorvolando clamorosamente sull'utilizzo di scudi umani, sull'impiego di ambulanze a fini bellici da parte dei terroristi palestinesi, sullo spregio della Convenzione di Ginevra da parte di Hamas e sulla mistificazione dei numeri forniti ad uso e consumo dei media occidentali. "Se avessi conosciuto i reali dati, non avrei emesso quella sentenza", ammise ad aprile lo sconsolato Goldstone. Meglio tardi che mai? (o meglio mai che tardi?)
L'autore dell'ignobile rapporto, di cui il Senato americano ha chieso all'ONU il ritiro definitivo, ritorna alla ribalta con un editoriale apparso ieri sul New York Times, in cui riconosce - buon ultimo - l'inconsistenza dell'accusa mossa ancora oggi da alcuni nei confronti di Israele di praticare una politica di apartheid. Essendo di nazionalità sudafricana, e perdipiù non certo tenero con lo stato ebraico, Goldstone deve sapere il fatto suo: "è una calunnia ingiusta e fuori luogo, praticata per ritardare anziché favorire il processo di pace", ha chiosato. E' vero che ci sono ancora alcune differenze di condizione fra arabi israeliani ed ebrei israeliani - ogni stato del mondo ha i suoi "meridionali", ma Goldstone non può non rilevare come la condizione degli arabi sia decisamente allettante, rispetto alla condizione dei medesimi negli altri stati arabi: "il 20% della popolazione israeliana di razza araba può votare liberamente, è rappresentata in parlamento e riveste incarichi prestigiosi, come la presidenza della Corte Suprema. I pazienti arabi beneficiano negli ospedali dello stesso trattamento sanitario riservato agli ebrei". Ci sono parole anche per il West Bank: "non si rileva alcuna volontarietà nel mantenere un regime istituzionale di oppressione da parte di un gruppo razziale nei confronti dell'altro".
Goldstone riconosce la piena accettazione da parte di Israele di uno stato palestinese a Gaza e in quasi tutta la Cisgiordania, e si rammarica che l'iniziativa unilaterale di Abu Mazen alle Nazioni Unite possa far deragliare la soluzione di "due stati per due popoli".