Monta l'indignazione per la condotta spregiudicata dell'organizzazione terroristica che con un colpo di stato ha assunto il potere a Gaza nel 2007. Non solo Hamas ha colpito le comunità dell'Israele meridionale, non solo l'ha fatto da aree densamente abitate; ma si è fatto scudo con il corpo di civili innocenti, messi in questo modo in serio pericolo. E mentre le autorità israeliane invitavano la popolazione civile a trovare riparo nei bunker antimissile, gli estremisti palestinesi inducevano la popolazione a fare da bersaglio; probabilmente perché i bunker erano interamente impiegati per nascondere missili, razzi e munizioni.
Come sintetizza efficacemente la vignetta, Hamas non si duole delle perdite di civili; al contrario, si appunta simbolicamente al petto una medaglia per ogni uomo, donna o bambino palestinese periti in quanto tragici "effetti collaterali" di questa guerra. Una delle tante gallerie scavate in questi anni nel sottosuolo di Gaza - a più di 30 metri di profondità, grazie al cemento fornito da Israele e alle competenze tecniche degli ingegneri nordcoreani - rappresenta mediamente un costo di 3 milioni di dollari. Ripeto: mentre dai valichi di Erez e Kerem Shalom il governo di Gerusalemme autorizzava l'ingresso di cemento e materiali da costruzione per uso civile, l'Occidente finanziava la dirigenza palestinese, che impiegava ingenti mezzi nella ramificazione bellica del sottosuolo della Striscia. Si consideri che con le somme investite nella costruzione di un solo tunnel, avrebbero potuto essere costruite 86 case, 6 scuole e 19 cliniche. E che fino ad ora l'Israeli Defense Force ha trovato più di 30 gallerie: facilmente immaginabile il sacrificio subito dal popolo israeliano, in nome dell'odio di Israele. Quanto benessere sarebbe stato garantito con l'equivalente di 100 milioni di dollari?
lunedì 28 luglio 2014
I crimini di guerra di Hamas
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sabato 26 luglio 2014
Palestinesi: «Gli arabi ci hanno traditi. Ancora una volta»
di Khaled Abu Toameh*
Di tanto in tanto, i palestinesi si ricordano che molti arabi non si curano di essi e dei loro problemi. L'indifferenza araba e il silenzio nei confronti dell'attuale guerra fra Hamas e Israele ricorda ancora una volta ai palestinesi del disprezzo dei loro fratelli arabi.
Non che i palestinesi si aspettassero che gli stati arabi inviassero gli eserciti per combattere Israele, impedendo all'IDF l'invasione di terra della Striscia di Gaza. Ne' tantomeno i palestinesi si aspettavano che i governi arabi inviassero denaro e beni di prima necessità alle famiglie che abitano nella Striscia di Gaza.
I palestinesi in generale, e Hamas in particolare, semplicemente avvertono che il mondo arabo semplicemente non si preoccupa di essi, e non vuol nemmeno sentirne parlare.
Alcun palestinesi sostenevano che il mondo arabo era troppo preso dai Mondiali di calcio o dai festeggiamenti per il Ramadan, per prestare attenzione alla guerra. Ma i Mondiali sono finiti e molti arabi continuano a disinteressarsi di ciò che avviene fra Israele e palestinesi.
giovedì 24 luglio 2014
Una spettacolare produzione Pallywood!
Ho sempre pensato che i peggiori nemici dei palestinesi, siano i filo-palestinesi. Gli israeliani rispettano l'avversario, se ne prendono cura quando è ferito, gli danno lavoro, anche se non sono cittadini israeliani, e consentono l'accesso alle spiagge alla fine del Ramadan. È pacifico che non ci sarebbe guerra, se si aspettasse che fossero gli israeliani a scatenarla, e a non subirla.
I filopalestinesi sono la razza peggiore. Fanatici, ottusi, maligni, falsi, calunniatori fino al grottesco. Bisogna riconoscere che non hanno fornito un grande aiuto alla cosiddetta "causa palestinese" con le tonnellate di foto spacciate per fresce, e invece rinvenienti da altri conflitti e altre latitudini. Anche la difesa d'ufficio di Hamas ha fatto venire molti mal di pancia a chi era sinceramente convinto delle ragioni dei palestinesi. Non pochi osservatori neutrali delle questioni mediorientali, in queste due settimane per la prima volta ha preso posizione, schierandosi dalla parte dello stato ebraico.
I filo-palestinesi hanno appreso le lezione? ma quando mai! chi è mosso da rabbia cieca non dispone di lucidità quando scaglia i suoi attacchi, e commette i medesimi errori. Nonostante certi trucchetti siano stati svelati e sbugiardati, l'industria della contraffazione di testimonianze visive continua a sfornare improbabile denunce. Che inevitabilmente si ritorcono contro chi le ha maldestramente confezionate.
È il caso del filmato diffuso qualche giorno fa dall'International Solidarity Movement (ISM), l'organizzazione di cui fanno parte anche nostri connazionali, che militano nelle file dei fiancheggiatori e collaboratori del terrorismo palestinese. Oggi l'ISM ha tentato di raddrizzare le sorti di una giornata funesta per Hamas, documentando a modo suo la "perfidia sionista". Peccato che sia stato immediatamente sbugiardato con una minuziosa contro-denuncia. Segue la traduzione di Thomas Wictor sul suo sito personale. C'è da divertirsi...
I filopalestinesi sono la razza peggiore. Fanatici, ottusi, maligni, falsi, calunniatori fino al grottesco. Bisogna riconoscere che non hanno fornito un grande aiuto alla cosiddetta "causa palestinese" con le tonnellate di foto spacciate per fresce, e invece rinvenienti da altri conflitti e altre latitudini. Anche la difesa d'ufficio di Hamas ha fatto venire molti mal di pancia a chi era sinceramente convinto delle ragioni dei palestinesi. Non pochi osservatori neutrali delle questioni mediorientali, in queste due settimane per la prima volta ha preso posizione, schierandosi dalla parte dello stato ebraico.
I filo-palestinesi hanno appreso le lezione? ma quando mai! chi è mosso da rabbia cieca non dispone di lucidità quando scaglia i suoi attacchi, e commette i medesimi errori. Nonostante certi trucchetti siano stati svelati e sbugiardati, l'industria della contraffazione di testimonianze visive continua a sfornare improbabile denunce. Che inevitabilmente si ritorcono contro chi le ha maldestramente confezionate.
È il caso del filmato diffuso qualche giorno fa dall'International Solidarity Movement (ISM), l'organizzazione di cui fanno parte anche nostri connazionali, che militano nelle file dei fiancheggiatori e collaboratori del terrorismo palestinese. Oggi l'ISM ha tentato di raddrizzare le sorti di una giornata funesta per Hamas, documentando a modo suo la "perfidia sionista". Peccato che sia stato immediatamente sbugiardato con una minuziosa contro-denuncia. Segue la traduzione di Thomas Wictor sul suo sito personale. C'è da divertirsi...
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L'UNICEF dichiara guerra ai bambini israeliani
di Giulio Meotti*
Tutti i leader di Hamas, da quello politico come Ismail Haniyeh a quello militare come Mohammed Deif, si sono probabilmente nascosti in un bunker sotto l'ospedale di Shifa: la più grande struttura sanitaria di Gaza, come d'altro canto fecero durante l'ultima operazione israeliana del 2012
Ancora una volta, gli islamici adottano tutto il loro arsenale umanitario contro Israele, impiegando i bambini come scudi umani.
A Shuja'iya i terroristi musulmani lanciano razzi - i missili iraniani tipo Grad - dalla moschea di Abu Ayn, dall'ospedale Wafa e da un giardino per bambini. Ma l'UNICEF, l'agenzia ONU dedicata ai diritti del fanciullo, non ha mai fatto sentire la sua voce contro la dirigenza palestinese.
Forse l'UNICEF crede che sia accettabile insegnare ai bambini palestinesi a farsi saltare in aria per uccidere gli ebrei, pagandoli per usare armi, o per lanciare pietre contro i soldati israeliani, mettendo a rischio la loro stessa esistenza?
Tutti i leader di Hamas, da quello politico come Ismail Haniyeh a quello militare come Mohammed Deif, si sono probabilmente nascosti in un bunker sotto l'ospedale di Shifa: la più grande struttura sanitaria di Gaza, come d'altro canto fecero durante l'ultima operazione israeliana del 2012
Ancora una volta, gli islamici adottano tutto il loro arsenale umanitario contro Israele, impiegando i bambini come scudi umani.
A Shuja'iya i terroristi musulmani lanciano razzi - i missili iraniani tipo Grad - dalla moschea di Abu Ayn, dall'ospedale Wafa e da un giardino per bambini. Ma l'UNICEF, l'agenzia ONU dedicata ai diritti del fanciullo, non ha mai fatto sentire la sua voce contro la dirigenza palestinese.
Forse l'UNICEF crede che sia accettabile insegnare ai bambini palestinesi a farsi saltare in aria per uccidere gli ebrei, pagandoli per usare armi, o per lanciare pietre contro i soldati israeliani, mettendo a rischio la loro stessa esistenza?
mercoledì 23 luglio 2014
Hamas ha affossato la "soluzione dei due stati"
di Alan M. Dershowitz*
Il proposito di Hamas di sparare razzi nella direzione dell'aeroporto Ben Gurion può aver posto fine alla prospettiva di una soluzione dei due stati. Che la decisione delle autorità di controllo di sospendere i voli da e verso Israele sia corretta o sbagliata, questo blocco non può essere tollerato da uno stato democratico che si basa con convinzione sul turismo e sugli scambi internazionali. Naturalmente è un crimine di guerra il colpire un aeroporto civile internazionale (l'unico di Israele, NdT), come Hamas ha deliberatamente fatto. Israele ha tutto il diritto di mantenere l'aeroporto funzionante, impiegando tutti gli strumenti a propria disposizione. Poiché Hamas ha sparato i suoi razzi da aree urbane densamente popolate, ciò comporterà ulteriori vittime civili.
È tutta parte della strategia di Hamas: colpendo i civili israeliani, e i voli internazionali dalle sue aree abitate, Hamas non lascia altra scelta ad Israele, che adottare un'azione militare che mette a repentaglio le vite di innocenti palestinesi. Ci saranno nuovi lutti, con Hamas che aumenta la posta. Qualunque stato al mondo farebbe quanto in suo potere per difendere il proprio aeroporto, che rappresenta la linfa vitale per l'economia. Hamas lo sa bene e incoraggia l'azione militare israeliana, che produrrà ulteriori vittime civili da mostrare al mondo, ottenendone la censura di Israele.
Cosa ancora più importante, il comportamento di Hamas di chiudere di fatto il traffico aereo internazionale israeliano, riduce considerevolmente la prospettiva di una soluzione di due stati. Israele adesso sarà ben più riluttante a cedere il controllo militare del West Bank, ancora più vicino al Ben Gurion di quanto sia Gaza.
Il proposito di Hamas di sparare razzi nella direzione dell'aeroporto Ben Gurion può aver posto fine alla prospettiva di una soluzione dei due stati. Che la decisione delle autorità di controllo di sospendere i voli da e verso Israele sia corretta o sbagliata, questo blocco non può essere tollerato da uno stato democratico che si basa con convinzione sul turismo e sugli scambi internazionali. Naturalmente è un crimine di guerra il colpire un aeroporto civile internazionale (l'unico di Israele, NdT), come Hamas ha deliberatamente fatto. Israele ha tutto il diritto di mantenere l'aeroporto funzionante, impiegando tutti gli strumenti a propria disposizione. Poiché Hamas ha sparato i suoi razzi da aree urbane densamente popolate, ciò comporterà ulteriori vittime civili.
È tutta parte della strategia di Hamas: colpendo i civili israeliani, e i voli internazionali dalle sue aree abitate, Hamas non lascia altra scelta ad Israele, che adottare un'azione militare che mette a repentaglio le vite di innocenti palestinesi. Ci saranno nuovi lutti, con Hamas che aumenta la posta. Qualunque stato al mondo farebbe quanto in suo potere per difendere il proprio aeroporto, che rappresenta la linfa vitale per l'economia. Hamas lo sa bene e incoraggia l'azione militare israeliana, che produrrà ulteriori vittime civili da mostrare al mondo, ottenendone la censura di Israele.
Cosa ancora più importante, il comportamento di Hamas di chiudere di fatto il traffico aereo internazionale israeliano, riduce considerevolmente la prospettiva di una soluzione di due stati. Israele adesso sarà ben più riluttante a cedere il controllo militare del West Bank, ancora più vicino al Ben Gurion di quanto sia Gaza.
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martedì 22 luglio 2014
Free Gaza from Hamas
Quando si pensa ai palestinesi, le idee si accavallano e si confondono. Non si può fare a meno di pensare che sono coloro che hanno consegnato deliberatamente il potere ad Hamas nel 2006, un anno dopo aver salutato gli israeliani a Gaza. Sono coloro che nelle piazze osannavano e acclamavano Arafat, di ritorno dall'ennesimo negoziato di pace fatto saltare in aria, e letteralmente galleggiante sui miliardi che piovevano da Occidente, "no question asked". Probabilmente sono coloro che un giorno sostituiranno il deposto Hamas con un'organizzazione terroristica ancora più radicale; o forse no. Chi lo può dire...
Magari noi italiani dovremmo riflettere un secondo in più, prima di esprimere giudizi frettolosi sulla pessima abitudine di un popolo di celebrare e tollerare un regime dispotico, corrotto e dittatoriale. Forse qualcuno cerca di reagire, nei limiti del possibile. Di sicuro non giungono notizie di defezioni e opposizioni. La fronda a Gaza e nel West Bank è pagata a carissimo prezzo.
Magari noi italiani dovremmo riflettere un secondo in più, prima di esprimere giudizi frettolosi sulla pessima abitudine di un popolo di celebrare e tollerare un regime dispotico, corrotto e dittatoriale. Forse qualcuno cerca di reagire, nei limiti del possibile. Di sicuro non giungono notizie di defezioni e opposizioni. La fronda a Gaza e nel West Bank è pagata a carissimo prezzo.
lunedì 21 luglio 2014
Gli otto miti giornalistici di Gaza
by Alex Safian*
Con le operazioni israeliane di terra in corso, in risposta agli incessanti attacchi di Hamas, si tende a riciclare i soliti cliché che distorcono la percezione di Gaza. Non mancano alcune novità rispetto al passato. Qui di seguito i principali mitici giornalisti, estrapolati dalla copertura passata e presente.
Mito n.1. La politica israeliana miope ha intenzionalmente incoraggiato la crescita di Hamas.
«Dopotutto, è stata lo stesso Israele che ha contribuito ad alimentare Hamas e chi l'ha preceduto negli anni Settanta ed Ottanta. Eyad El-Sarraj, famoso psichiatra a Gaza, ammonì il governatore israeliano che stava "giocando col fuoco" nell'alimentare i militanti religiosi. Secondo il libro "Hamas", di Beverley Milton-Edwards e Stephen Farrell, il governatore rispose: "Non ti preoccupare, sappiamo come gestire queste situazioni. Oggi il nostro nemico è l'OLP"» (Nicholas Kristof, New York Times, 16 luglio 2014)
Realtà. Israele non ha mai incoraggiato Hamas, o i rivali della Jihad Islamica. Israele ha sostenuto la costruzione di ospedali, moschee e scuole religiose nei territori, perché a ciò era tenuto alla luce del Regolamento dell'Aja e della Convenzione di Ginevra, che richiedono che le imposte raccolte nei territori occupati siano impiegate nello stesso territorio, e che le leggi vigenti prima dell'occupazione - incluso il finanziamento delle istituzioni religiose - siano mantenute. Fra i gruppi con cui il governatorato collaborò, c'erano all'epoca i Fratelli Musulmani. Essi, mentre rifiutavano il riconoscimento di Israele, avevano un atteggiamento palesemente non violento, ritenendo che la società islamica avrebbe dovuto rafforzarsi nel lungo periodo, prima di affrontare un conflitto con Israele.
Con le operazioni israeliane di terra in corso, in risposta agli incessanti attacchi di Hamas, si tende a riciclare i soliti cliché che distorcono la percezione di Gaza. Non mancano alcune novità rispetto al passato. Qui di seguito i principali mitici giornalisti, estrapolati dalla copertura passata e presente.
Mito n.1. La politica israeliana miope ha intenzionalmente incoraggiato la crescita di Hamas.
«Dopotutto, è stata lo stesso Israele che ha contribuito ad alimentare Hamas e chi l'ha preceduto negli anni Settanta ed Ottanta. Eyad El-Sarraj, famoso psichiatra a Gaza, ammonì il governatore israeliano che stava "giocando col fuoco" nell'alimentare i militanti religiosi. Secondo il libro "Hamas", di Beverley Milton-Edwards e Stephen Farrell, il governatore rispose: "Non ti preoccupare, sappiamo come gestire queste situazioni. Oggi il nostro nemico è l'OLP"» (Nicholas Kristof, New York Times, 16 luglio 2014)
Realtà. Israele non ha mai incoraggiato Hamas, o i rivali della Jihad Islamica. Israele ha sostenuto la costruzione di ospedali, moschee e scuole religiose nei territori, perché a ciò era tenuto alla luce del Regolamento dell'Aja e della Convenzione di Ginevra, che richiedono che le imposte raccolte nei territori occupati siano impiegate nello stesso territorio, e che le leggi vigenti prima dell'occupazione - incluso il finanziamento delle istituzioni religiose - siano mantenute. Fra i gruppi con cui il governatorato collaborò, c'erano all'epoca i Fratelli Musulmani. Essi, mentre rifiutavano il riconoscimento di Israele, avevano un atteggiamento palesemente non violento, ritenendo che la società islamica avrebbe dovuto rafforzarsi nel lungo periodo, prima di affrontare un conflitto con Israele.
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