mercoledì 9 marzo 2016
Bernie Sanders, l'ebreo che odia Israele
In risposta ad un militante che gli rinfacciava la scarsa enfasi posta sulle sue origini, il rivale della signora Clinton nella corsa alla nomination democratica per la Casa Bianca ha fermamente ribattuto: «sono estremamente orgoglioso di essere ebreo. La famiglia di mio padre è stata spazzata va durante l'Olocausto, e sono perfettamente cosciente dei pericoli dell'estremismo politico». Una dichiarazione perentoria che ha tranquillizzato i simpatizzanti convenuti domenica nel Michigan.
Ma Sanders assomiglia vagamente a quei politici nostrani, sempre pronti ad indossare la casacca della città dove sono ospitati per la campagna elettorale. Ventiquattr'ore dopo la sua appassionata rivendicazione delle proprie radici, l'anziano senatore del Vermont, in visita a Dearborn, sempre nel Michigan, ha precisato: «da decenni in Medio Oriente imperano odio e ostilità. Vi assicuro che farò tutto quanto sarà in mio potere per indurre le parti - israeliani e palestinesi; il resto del Medio Oriente essendo notoriamente luogo pacifico e al riparo da estremismi, faide, lotte fratricide e decimazioni delle minoranze, NdR - a discutere. Sposando le tesi di Jimmy Carter, Sanders ha lamentato un trattamento delle parti a suo dire iniquo; lasciando intendere che il trattamento di presunto favore riconosciuto ad Israele sarà rivisto in futuro, se egli siederà alla Casa Bianca. E lasciando intendere che la responsabilità dello stallo è tutta da far ricadere sulle spalle dello stato ebraico.
martedì 8 marzo 2016
È in Israele la torre solare più grande del mondo
L'israeliana Megalim Solar Power sta realizzando nel deserto del Negev, quella che a fine 2017 dovrebbe risultare la torre solare più alta della Terra. Con la sua altezza di 240 metri, la torre solare produrrà fino a 121 MW di energia elettrica all'anno, fornendo l'1% del fabbisogno energetico di Israele. Lo stato ebraico è attivamente impegnato nelle fonti alternative e rinnovabili di energia, che entro il 2020 copriranno un decimo del fabbisogno nazionale.
L'impianto in costruzione si differenzia dai comuni impianti fotovoltaici per via degli enormi specchi - fino a 50.000, secondo il progetto; collegati in modalità WiFi - che concentrano l'energia solare, e che richiedono ampi spazi perlopiù deserti. L'Israele meridionale si presta benissimo allo scopo.
L'impianto in costruzione si differenzia dai comuni impianti fotovoltaici per via degli enormi specchi - fino a 50.000, secondo il progetto; collegati in modalità WiFi - che concentrano l'energia solare, e che richiedono ampi spazi perlopiù deserti. L'Israele meridionale si presta benissimo allo scopo.
mercoledì 2 marzo 2016
L'influenza sta per essere debellata?
L'influenza, di qualunque tipo e minacciosità, sta per essere debellata. È questa la speranza che sorge all'indomani del deposito del brevetto di un promettente vaccino da parte di una compagnia israeliana, la BiondVax, fondata e diretta dal dottor Ron Babecoff. L'azienda, situata non distante da Tel Aviv, sta completando il secondo dei tre stadi previsti per l'autorizzazione alla commercializzazione del farmaco, e ha recentemente annunciato che l'agenzia governativa NATI (National Authority for Technological Innovation) finanzierà fino al 40% dell'investimento da quasi un milione di dollari, pianificato per portare a termine lo sviluppo del vaccino anti-influenzale.
martedì 1 marzo 2016
L'esecuzione di Mahmoud Ishtiwi spacca Hamas e divide Gaza
Sta facendo scalpore l'assassinio di Mahmoud Ishtiwi, esponente di spicco delle Brigate Ezzedin al-Qassam, braccio armato di Hamas; l'organizzazione terroristica che governa la Striscia di Gaza. Ishtiwi, 34 anni, proveniva da una famiglia nota nell'enclave palestinese per aver concesso ospitalità a pericolosi terroristi, ed era a capo di una milizia di mille uomini durante la guerra di Gaza del 2014. Ma ciò non gli ha risparmiato la vita: è stato ucciso, dai suoi stessi compagni, lo scorso mese. Freddato con tre colpi di arma da fuoco al petto.
Cosa ha commesso di così oltraggioso Ishtiwi? turpitudine morale, è la versione ufficiale. Insomma, Ishtiwi aveva la colpa grave di essere omosessuale. Un orientamento che nella Striscia di Gaza si paga caro: come ha appreso sulla sua pelle il nostro povero Vittorio Arrigoni; sequestrato, torturato e ucciso a Gaza da terroristi palestinesi salafiti.
Non che le esecuzioni di Hamas facciano notizia. Basta ben poco, da queste parti, talvolta anche un semplice sospetto; per essere passato per le armi. La novità è costituita dal fatto che se ne parli pubblicamente, in questi giorni, malgrado l'esecuzione sia stata annunciata lo scorso 7 febbraio. Nei taxi, nei caffè, nei ristoranti, nei centri commerciali, si discute sommessamente della condanna a morte impartita ad un soggetto che per quasi metà della sua esistenza ha servito a suo modo con lealtà e abnegazione la causa dell'estremismo islamico palestinese.
domenica 28 febbraio 2016
Le torture e gli abusi dell'Autorità Palestinese (finanziati da noi)
di Khaled Abu Toameh*
I palestinesi che incoraggiano la violenza ai danni degli israeliani sono chiamati "leader palestinesi". I palestinesi che si trovano a dissentire sulla condotta del presidente Mahmoud Abbas o dei suoi seguaci, sono definiti criminali, e possono confidare di subire un interrogatorio o una detenzione.
La leadership palestinese ha sempre represso il dissenso, che sia partito dai giornalisti, dai commentatori, dal mondo universitario, dagli attivisti dei diritti umani o dalla classe politica. In questo, i presidente e la stessa ANP non appaiono dissimili dagli altri dittatori che governano il mondo arabo.
Come le famose scimmie giapponesi che non vedono, non sentono e non parlando, i media internazionali sono noti per chiudere un occhio sui palesi abusi dell'Autorità palestinese. Ma per essi c'è una novità: è sufficiente ora mostrare di non apprezzare Abbas per rischiare l'arresto o un interrogatorio, con l'accusa di «ingiurie a Sua Eccellenza».
È il caso, ad esempio, del professor Abdul Sattar Qassem, che insegna Scienze Politiche all'Università di Nablus. Qassem, da tempo oppositore di Abbas e critico nei confronti degli Accordi di Oslo, è stato arrestato la scorsa settimana dalle forze di sicurezza palestinesi con l'accusa di "incitamento", sulla scia di un'intervista televisiva in cui rivelava che chi collabora con Israele va incontro alla pena capitale, secondo la "Legge Rivoluzionaria" dell'OLP. La leadership palestinese ha considerato questa esternazione "incitamento" ai danni del presidente Abbas.
venerdì 19 febbraio 2016
I palestinesi hanno abortito il processo di pace
In un curioso annuncio del "ministro degli Esteri" dell'autorità palestinese Riyad Malki, reso ad una conferenza stampa a Tokyo il 15 febbraio scorso, nell'ambito di una visita di Mahmoud Abbas in Giappone; Malki ha affermato, stando a quanto riportato da Times of Israel, che «non torneremo più indietro per sederci al tavolo dei negoziati diretti fra israeliani e palestinesi».
Molti dipingerebbero questa affermazione come ennesimo esempio della solita propaganda ed arroganza palestinese, nel momento in cui il mondo è in una certa misura stanco di assistere a questi continui tira e molla dei palestinesi, nel tentativo di orientar l'opinione pubblica globale a proprio favore.
Ciò appare evidente quando, al contempo, la leadership palestinese si mostra categoricamente indisposta a ritornare al tavolo dei negoziati, preferendo prodigarsi nello sforzo di aggirare il processo negoziale.
In aggiunta, la leadership palestinese continua sfacciatamente e ad un certo punto anche orgogliosamente a sostenere e incoraggiare la campagna delegittimatoria del BDS contro Israele nei campi commerciali e culturali, impegnandosi in un incitamento quotidiano che produce violenza e morte di ebrei ed israeliani.
Molti dipingerebbero questa affermazione come ennesimo esempio della solita propaganda ed arroganza palestinese, nel momento in cui il mondo è in una certa misura stanco di assistere a questi continui tira e molla dei palestinesi, nel tentativo di orientar l'opinione pubblica globale a proprio favore.
Ciò appare evidente quando, al contempo, la leadership palestinese si mostra categoricamente indisposta a ritornare al tavolo dei negoziati, preferendo prodigarsi nello sforzo di aggirare il processo negoziale.
In aggiunta, la leadership palestinese continua sfacciatamente e ad un certo punto anche orgogliosamente a sostenere e incoraggiare la campagna delegittimatoria del BDS contro Israele nei campi commerciali e culturali, impegnandosi in un incitamento quotidiano che produce violenza e morte di ebrei ed israeliani.
lunedì 1 febbraio 2016
L'orrore delle carceri palestinesi
Una coraggiosa organizzazione per i diritti umani (ICHR) ha reso noto e denunciato le torture e i crimini perpetrati nei centri di detenzione palestinesi del West Bank e della Striscia di Gaza; da parte rispettivamente della polizia dell'ANP di Abu Mazen e dalle milizie di Hamas.
Per essere "ospitati" dalle carceri palestinesi non è necessario subire un regolare processo; talvolta non occorre nemmeno la flagranza di reato (è reato per esempio sottoscrivere liberamente un regolare contratto di compravendita di un terreno, la cui controparte sia israeliana). Basta il semplice sospetto: una scheda telefonica israeliana, la soffiata di un vicino rancoroso; magari il ritratto del premio Nobel per la Pace Shimon Peres.
Il sarcasmo però è fuori luogo, perché i sospettati sono sottoposto ad un brutale e disumano trattamento, come rivelano le immagini fatte circolare dalla palestinese ICHR: i malcapitati sono percossi a colpi di frusta, vengono appesi per le mani, previamente disposte dietro il corpo, per giorno sono privati del sonno e subiscono torture nei punti più delicati del corpo.
Per essere "ospitati" dalle carceri palestinesi non è necessario subire un regolare processo; talvolta non occorre nemmeno la flagranza di reato (è reato per esempio sottoscrivere liberamente un regolare contratto di compravendita di un terreno, la cui controparte sia israeliana). Basta il semplice sospetto: una scheda telefonica israeliana, la soffiata di un vicino rancoroso; magari il ritratto del premio Nobel per la Pace Shimon Peres.
Il sarcasmo però è fuori luogo, perché i sospettati sono sottoposto ad un brutale e disumano trattamento, come rivelano le immagini fatte circolare dalla palestinese ICHR: i malcapitati sono percossi a colpi di frusta, vengono appesi per le mani, previamente disposte dietro il corpo, per giorno sono privati del sonno e subiscono torture nei punti più delicati del corpo.
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