lunedì 19 marzo 2012

WTF?


Non è uno scherzo: un esponente di Hamas - l'organizzazione terroristica palestinese riconosciuta tale dall'Unione Europea, dagli Stati Uniti, da Australia, Canada e diversi altri stati - parlerà oggi a Ginevra al Consiglio per i Diritti Umani dell'ONU. Ad ascoltarlo, fra gli altri, i rappresentanti di Cuba, Cina e Arabia Saudita: paesi all'avanguardia nella tutela dei diritti umani; in special modo quelli delle minoranze, delle donne e dei bambini. Facile immaginare il contenuto della prolusione: il solito Israele, che non si fa sbudellare, e respinge ogni tentativo di annientamento, malgrado i solerti sforzi di gente disposta a farsi saltare in aria per raggiungere le 77 vergini che attendono nel paradiso islamico i terroristi suicidi.
L'amministrazione Obama nel frattempo ha appena congelato 7.5 milioni di dollari di fondi di proprietà di Hezbollah e Hamas, nell'ambito della lotta al terrorismo.

domenica 18 marzo 2012

Come non essere d'accordo?

Che fine ha fatto il governo unitario palestinese?


Ennesima delusione, per chi davvero credeva che il popolo palestinese fosse prossimo ad un governo unitario. Le premesse c'erano tutte, ma le distanze fra la fazione "moderata" (neanche tanto, per la verità) di Al Fatah, che governa il West Bank, e la parte estremista di Hamas, che governa la Striscia di Gaza, si vanno sempre più allargando, malgrado la firma di un ennesimo accordo nel Qatar. Intanto Hamas non ha dichiarato di rinunciare alla lotta armata, al disconoscimento di Israele e degli Accordi di Oslo che hanno dato vita all'Autorità Palestinese, embriano di un futuro stato, e subito portatore di cospicui finanziamenti occidentali a Ramallah. Ma è dall'esterno che questa unione viene vista con disappunto.
Al di là di una comoda propaganda a cui sembrano credere sempre più in pochi, la realtà è che da parte israeliana c'è la piena disponibilità a pervenire ad accordi di pace, anche con generose concessioni territoriali, come fatto in passato con l'Egitto di Sadat e poi con la Giordania di Re Hussein. Viceversa, il mondo arabo vede con irritazione la normalizzazione della questione palestinese: i "fratelli arabi" che vivono in "Cisgiordania" e a Gaza sono più utili se prostrati, provati, privati di ogni prospettiva futura. Per cui un governo unitario, che in qualche modo anticipi un futuro stato, va contro i loro interessi.
Un esponente di Al Fatah, Azzam al- Ahmed, ha appena denunciato il tentativo dell'Iran di sabotare l'unione fra il movimento di Abu Mazen e l'organizzazione terroristica di stanza a Gaza. Le visite prima di Mahmoud Zahar, poi di Ismail Haniyeh a Teheran, sarebbero servite per raccogliere fondi che rappresentano prezioso ossigeno per un'organizzazione recentemente in difficoltà: di consensi, precipitati dopo lo sterminio di palestinesi da parte del regime amico di Assad in Giordania; poi per lo sgombero della sede di Damasco e il rifiuto di appoggiare il genocidio siriano, malgrado le pressioni dell'alleato iraniano. Le visite degli esponenti di Hamas ha Teheran avrebbero appianato le incomprensioni, consentendo lo stacco di un assegno che fornisce nuova linfa al movimento terroristico palestinese. Con buona pace per l'abbozzato governo unitario palestinese.

venerdì 16 marzo 2012

Qualcuno credeva alla tregua?



Malgrado il "cessate il fuoco" non ufficiale sollecitato dall'Egitto di concerto con gli Stati Uniti, colpi di mortaio, razzi e missili continuano a piovere quotidianamente sulle città meridionale di Israele. Impressionante il ritmo dell'ultima settimana: da venerdì scorso si contano almeno 328 lanci; di cui 16 rivendicati dalle "brigate dei martiri di Al Aqsa" (braccio armato di Al Fatah), 21 dal "fronte democratico per la liberazione della palestina", 56 dal comitato di resistenza popolare, e ben 185 dalle "brigate Al-Quds", affiliate alla Jihad Islamica. A titolo di confronto, in tutto il 2010, gli attacchi ad Israele provenienti dalla Striscia di Gaza sono stati 365.
Un intervento militare nella Striscia per alcuni aspetti sarebbe inopportuno: indurrebbe Hamas, che governa l'enclave palestinese, ad un coinvolgimento più diretto, e distoglierebbe forze da altri fronti (è di questi giorni la notizia che il contingente francese nel sud del Libano sarà ridotto di 400 unità. La missione "di pace" UNIFIL, istituita dopo la seconda guerra del Libano, ha sostanzialmente fallito la sua impresa di indurre il disarmo dell'organizzazione terroristica Hezbollah, che adesso addirittura siede sui banchi del governo di Beirut. Anche l'Italia si sta disimpegnando, e presto l'UNIFIL potrebbe tornare a casa; senza alcun rimpianto, si direbbe). Tuttavia non si può contare solo sull'efficacia sistema difensivo Iron Dome, e il governo di Gerusalemme ha ammonito Hamas a cessare definitivamente gli attacchi entro 48 ore. Nelle ultime ore gli attacchi sono provenuti dalla zona a sud della Striscia, e sono stati rivendicati da una cellula salafita affiliata ad Al Qaeda, e solo apparentemente al di fuori del raggio di influenza di Hamas e del governo egiziano a guida Fratellanza Musulmana.

Nel frattempo continua a far discutere l'iniziativa, sinceramente vergognosa di Khulood Badawi, dipendente dell'agenzia ONU incaricata del coordinamento degli Affari Umanitari (OCHA). Badawi ha diffuso tramite Twitter immagini risalenti al 2006, e ritraenti una bambina perita dopo una caduta, spacciandola per vittima delle incursioni chirurgiche dell'aviazione israeliana. La diffamazione è stata prontamente smascherata, ma è evidentemente inaccettabile che una simile persona sieda in un consesso deputato a diffondere informazioni rilevanti a tutto il mondo. Encomiabile l'iniziativa di Honest Reporting, che invita a sottoscrivere una petizione che chiede la rimozione dall'incarico di Khulood Badawi.

mercoledì 14 marzo 2012

Gli ultraterroristi islamici



Dietro i 200 missili lanciati da Gaza verso Israele, c'è un preciso cambiamento di scenario. Hamas, l'organizzazione terroristica che governa col terrore la Strisia di Gaza dal 2006, dopo lo sgombero israeliano dell'anno precedente (in coabitazione con Al Fatah; in solitudine, dal 2007, dopo un sanguinoso colpo di stato con cui ha esautorato la fazione rivale di Abu Mazen), si è resa rea di aver disatteso agli ordini di Ahmadinejad, principale alleato del macellaio siriano Assad. Così, la stessa sede di Hamas ha abbandonato in fretta e furia la sede storica di Damasco, cercando sponde amichevoli nel Maghreb, in Egitto (Hamas è una costola dei Fratelli Musulmani), indi nel Qatar, sede di Al Jazeera, che ha soffiato molto sul vento (presto rivelatosi fetido) della "primavera araba". D'altro canto, oltre a sentire puzza di cadavere, Hamas ha "rotto" con l'Iran per le stragi perpetrate da Assad proprio ai danni dei palestinesi che vivono in Siria, spesso in luridi campi profughi, isolati dalla civiltà (succede, fra fratelli arabi di cui uno palestinese).
Così l'Iran sta rivedendo le sue affiliazioni prossime al Mediterraneo. Ridimensionato il supporto ad Hamas, che nel frattempo ha finalmente accettato la corte interessata di Al Fatah, con il fiatone per i recenti insuccessi diplomatici (la richiesta di membership alle Nazioni Unite dello scorso anno), ma pur sempre generosamente finanziata dall'Occidente; il regime iraniano ha trovato interlocutori interessati nella Jihad Islamica, organizzazione radicale di stanza nella Striscia di Gaza. Si ritiene che da Teheran siano sopraggiunti uomini, addestratori, finanziamenti e munizioni, passati per un confine egiziano sempre più incustodito.
I vertici dell'esercito israeliano non hanno nascosto la sorpresa per il livello di organizzazione raggiunto dalla Jihad Islamica, ancor più risoluta di Hamas nel combattere con ogni mezzo il vicino stato ebraico.

Spiegami questa...

Ieri, dal varco israeliano di Kerem Shalom, sono affluite a Gaza 3594 tonnellate di beni di ogni tipo, fra generi alimentari, materiali da costruzioni, beni di prima necessità, combustibili... e 170 tonnellate di bevande analcoliche.
Nello stesso giorno, il parlamento egiziano sollecita l'espulsione dell'ambasciatore israeliano al Cairo perché lo stato ebraico sarebbe un nemico dei palestinesi. E nel frattempo i tunnel sotterranei fra l'Egitto e la Striscia d'un tratto esplodono, uccidendo come topi i contrabbandieri palestinesi che vi "lavorano" all'interno, mentre il varco ufficiale fra l'enclave palestinese e l'Egitto è sigillata, non facendo passare alcunché.
E' difficile da capire, questo Medio Oriente...

Tregua interrotta (ma c'è mai stata?)

Rocket Hits Netivot (pop. 27,000)

Questa mattina un missile, sparato da Gaza, ha raggiunto la cittadina di Netivot, a sud di Israele, ferendo un civile.
La fragile "tregua", architettata dall'Egitto, appare una pia illusione. D'altro canto, da parte palestinese non c'è mai stato un formale "cessate il fuoco", e ovviamente l'esercito israeliano ha acconsentito a sospendere l'intercettazione delle installazioni terroristiche a patto che esse cessino di sparare colpi di mortaio, razzi e missili (oltre 200 sinora) oltre il confine della Striscia di Gaza.
Purtroppo c'è ben poco da sperare. Nella cultura del fondamentalismo islamico, queste pause sono tattiche: hanno il solo scopo di consentire il riarmo, la riorganizzazione su basi più minacciose, e in questo caso, il vergognoso schieramento di scudi umani e carne da macello.

E' il caso di Nayef Qarmut, il ragazzino palestinese di 15 anni saltato in aria l'altro giorno; inizialmente per colpa di un'incursione dell'aviazione israeliana, la quale ha prontamente smentito, malgrado la denuncia di un medico di parte. In effetti, si è scoperto poco dopo che il ragazzo è stato dilaniato da un esplosivo che portava con se', ferendo al contempo sei compagni. Escludendo che i programmi didattici palestinesi contemplino l'utilizzo in aula di materiale bellico - ci si limita di solito all'istigazione al terrorismo e all'odio razziale - quel ragazzo era un corriere al servizio della Jihad Islamica, tragicamente perito.