giovedì 25 aprile 2013

La metropolitana di Gerusalemme è pienamente legittima

La Francia non è mai stata in ottimi rapporti di amicizia con Israele. Lo testimonia non tanto la strage di Tolosa, quanto la reazione fra il distaccato e il simpatizzante di una parte dell'opinione pubblica transalpina nei confronti dell'attentatore, e i sempre più numerosi atti di vandalismo, intimidazione, minaccia e aggressività nei confronti della (una volta) folta comunità ebraica. Il voto con cui Parigi a novembre ha accolto l'autorità palestinese fra gli stati osservatori non membri delle Nazioni Unite è un'ulteriore attestazione delle simpatie filoarabe della repubblica francese. Non scopriamo nulla di nuovo.
Ma proprio per questo, è significativo il recente pronunciamento di un tribunale francese, a proposito di una querelle sorta attorno al treno ultramoderno che dovrebbe collegare la capitale israeliana ai territori contesi del West Bank. Un mezzo di trasporto agile, moderno ed economico, che dovrebbe agevolare la mobilità anche delle comunità palestinesi da e verso Gerusalemme; guardato con ostilità perché "violerebbe" la sovranità territoriale dell'ANP.
Questa perlomeno era l'accusa rivolta verso Veolia e Alstom che stanno lavorando alla metropolitana che attraversa Gerusalemme e termina la sua corsa nel West Bank; "illegalmente", secondo Ramallah, che avanza pretese su territori contesi da anni e mai oggetto di negoziati bilaterali. L'upgrade alle Nazioni Unite di novembre, lungi dal porre le basi effettive per uno stato palestinese, con confini territoriali ben definiti, ha ulteriormente allontanato il processo e la prospettiva di pace.
L'OLP si è fatta carico di trascinare in giudizio le società del consorzio che sta lavorando a questo importante infrastruttura; ma, nel silenzio generale, la sentenza emessa più di un mese fa si è rivelata uno schiaffo per le pretese palestinesi, e una conferma della legittimità del progetto. Il 13 marzo 2013 la Corte d'Appello di Versailles, pur riconoscendo l'occupazione israeliana, conclude che ai sensi dell'articolo 43 della Quarta Convenzione dell'Aia del 1907, Israele ha agito nel rispetto della legge, poiché l'autorità di cui è rivestita dal 1967, dopo la Guerra dei Sei Giorni, le consente ed impone di adottare tutte le misure per ripristinare e garantire, nei limiti del possibile, ordine pubblico e sicurezza. E a scanso di equivoci, precisa che l'"occupazione" israeliana non viola alcuna legge internazionale: nessuna delle norme indicate in giudizio dall'OLP, le quali fanno riferimento a trattati e accordi bilaterali sottoscritti fra stati, che non coinvolgono od interessano altri stati; senza considerare che OLP e ANP non sono correntemente stati.
Il tribunale di Versailles ha rigettato il ricorso, condannando l'AFPS (associazione francese per la solidarietà palestinese) e l'OLP a pagare un indennizzo di 30.000 euro alla Alstom, 30.000 euro alla Alstom Transport, e 30.000 euro alla Veolia Transport.

9 commenti:

  1. Certo gli argomenti a favore dell'occupazione devono essere solidissimi, di granito, se dovete attaccarvi a questo per negare quello che tutto il mmondo riconosce come illegittimo.
    "la corte, pur riconoscendo l'occupazione..."
    Penosi.

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  2. Vede, Anonimo, il fatto che "tutto il mondo" abbia una certa opinione, non vuol dire che sia corretta. Tocca a noi comuni cittadini combattere la disinformazione.
    L'occupazione del West Bank come sa segue la Guerra dei Sei Giorni. Il diritto internazionale e la Convenzione dell'Aia su questo sono abbastanza chiari: legittimando l'occupazione solo se seguita ad un conflitto in cui la parte occupante ha dovuto difendersi; come occorso in effetti nel 1967.
    La sentenza della Corte d'Appello di Versailles conferma questo principio del diritto internazionale di guerra. La risoluzione ONU 242 infatti impone ad Israele di amministrare i territori fino a quando si addiverrà ad un accordo fra le parti.
    Attenzione: tecnicamente sono dunque territori contesi, non occupati. Ciò non toglie che Gerusalemme abbia tutto l'interesse di togliere le tende, una volta che avrà sicurezza di non vedere la popolazione bombardata ogni giorno, come è successo dal 2005 quando è venuta meno l'occupazione di Gaza.
    Purtroppo dopo gli Accordi di Oslo del 1993 sottoscritti fra israeliani e palestinesi (con la suddivisione del West Bank in tre aree, come sicuramente sa), le proposte di pace - come quella del 2000 e del 2008 - pur convenienti, sono state sistematicamente respinte da parte palestinese. A cui evidentemente non interessa disporre del 100% dei territori contesi bensì, eliminare letteralmente lo stato ebraico; come almeno platealmente dichiara Hamas (una prospettiva raccapricciante).
    E nel frattempo godere dei copiosi finanziamenti internazionali, che però vanno soltanto ad ingrassare le tasche della dirigenza palestinese, e non la povera popolazione palestinese.

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  3. Quindi è normale che dopo 50 anni lo status di quelle terre rimanga indefinito, e tanto per non sbagliare, si continui a costruire insediamenti in cui mandare i cittadini più fanatici rosicchiando km dopo km ad un futuro stato palestinese? Gli insediamenti illegali servono per la sicurezza vero?

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  4. Prima del tradimento di Arafat a Camp David nel 2000 (bisogna ricordare sempre che lo stato di tensione perenne è un grosso business per la corrotta leadership palestinese, che trae enormi profitti dai finanziamenti internazionali), il premio Nobel per la pace Shimon Peres propose un futuro in cui lo stato di Israele si sarebbe legato al nascente stato palestinese e al regno di Giordania in una Confederazione del Medio Oriente, una sorta di Benelux che più avanti avrebbe attratto altri stati che avessero intrapreso la strada della democrazia (Libano e Siria; che però oggi vanno in direzione drammaticamente opposta).
    Quella visione è l'obiettivo di molti; e la pace è l'obiettivo di tutti. La pace si costruisce giorno per giorno, anche con piccoli passi, come questa metropolitana, che collega Gerusalemme al West Bank: e, in un futuro auspicabilmente non molto lontano, raggiungerà anche Ramallah. Immagini la possibilità per i palestinesi di poter visitare liberamente la capitale israeliana. Fa rabbia l'opposizione mossa dall'OLP a questo futuristico progetto. Ma, nella loro ottica, lo si comprende: si vuole impedire a tutti i costi la normalizzazione fra israeliani e palestinesi. La sentenza di Versailles, significativamente taciuta dalla stampa, mette a tacere l'oltranzismo dell'OLP e ci permette di fare un piccolo passettino in avanti.

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  5. Per un totale di 90.000 €, bene!

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  6. Filippo Santilli26 aprile 2013 20:27

    E l'OLP ha 90.000 euro da cazzarsi?
    roba che potevano camparci 90 famiglie palestinesi, per un anno!
    ma che bravi...

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  7. Mi permetto una puntualizzazione: l'obiettivo della distruzione di Israele non è solo nelle dichiarazioni di Hamas, ma anche nella Costituzione di alFatah. Esiste tra l'altro un raro video di Arafat in inglese in cui dichiara che l'obiettivo è un unico stato islamico, dal Marocco fino all'Iran: neanche per lui, dunque, la costituzione di uno stato di Palestina è mai stata in programma, come non lo è mai stata per nessun dirigente "palestinese" (le virgolette non le metto per sfizio, ma unicamente per il fatto che fino alla guerra dei Sei giorni tutti loro hanno sempre rabbiosamente rifiutato la definizione di palestinesi e negato l'esistenza di una cosa chiamata Palestina. In realtà dichiarazioni in questo senso da parte di dirigenti dell'Olp si trovano anche in tempi più recenti, ma sono più rare).

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    1. Eccellente puntualizzazione di Barbara,così come il solito "anonimo" è stato zittito da fatti e non propaganda

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  8. L'anonimo è stato zittito soprattutto dal fatto che non gli si pubblicassero i commenti, a voler essere pignoli.

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