Se le premesse sono queste, non c'è motivo per ritenere che questi negoziati di pace si risolveranno diversamente dai tentativi infruttuosi del passato.
In un'intervista alla Reuters, il presidente dell'OLP, dell'ANP, del Fatah, e insomma il padre-padrone dei palestinesi, sponda West Bank ('che nella Striscia di Gaza proprio non ci pensa a mettervi piede. A proposito? si parlerà di Gaza nei colloqui a Washington? o lo consederiamo di fatto un nuovo stato, come testimoniato dalle recenti visite - di Stato - di alcuni leader arabi alla corte di Hamas?), ha dichiarato testualmente che non un solo israeliano metterà piede nel futuro stato palestinese. Non solo: secondo Abu Mazen tutti i territori contesi dopo la Guerra dei Sei Giorni sarebbero illegittimamente occupati: dunque anche la città vecchia di Gerusalemme, strappata dopo 19 anni dagli israeliani all'occupazione giordana. Tutti i territori al di là della famosa Linea Verde, insomma. In spregio agli accordi armistiziali del 1949, che chiarirono inequivocabilmente che quei territori sarebbero stati assegnati dopo negoziati fra Gerusalemme e le potenze arabe che all'epoca aggredirono il neonato stato ebraico (all'epoca, come noto, i palestinesi ancora non esistevano).
martedì 30 luglio 2013
lunedì 29 luglio 2013
Dal Giordano al mare
Quella è in alto è la "copertina" che introduce alla home page su Facebook del negoziatore palestinese che domani sera discuterà di "pace" a Washington con l'omologo di Gerusalemme.
Si nota purtroppo un particolare aberrante: lo stato israeliano non esiste più. E' tutto coperto da un neonato stato palestinese, come suggerisce anche la scritta in arabo ("filastin", dai filistei, gli acerrimi nemici degli ebrei che popolavano questa terra ai tempi dei romani, dai quali furono deportati, prima che Galilea, Giudea e Samaria fossero appunto ribattezzate "Palestina" in spregio ai suoi abitanti nativi).
Cosa c'è di peggio? liberare 102 criminali che hanno ucciso, brutalizzato, violentato e ferito centinaia di persone innocenti? o stringere la mano ad un soggetto che manifesta la volontà di distruggere un'intera nazione?
Cosa direbbe il mondo se il negoziatore israeliano addobbasse la home page del suo profilo Facebook con una dichiarazione con cui si intende prendere possesso del West Bank?
Sulla pagina di Mohammad Shtayyeh, che rappresenta i palestinesi, si legge «Pretendiamo di negoziare per la pace, ma solo come mezzo per raggiungere un fine: la distruzione di Israele, e la creazione al suo posto di uno stato palestinese sull'intero territorio» (H/t: Israellycool).
Può andare peggio? certo che può andare peggio. Smarrita per la defenestrazione di Morsi e il ridimensionamento in Egitto della Fratellanza Musulmana, esule da Damasco e lontana dalla protezione di Assad, Hamas è rimasta temporaneamente senza punti di riferimento, con il Qatar allontanatosi nelle ultime settimane. Come rileva Khaled Abu Toameh, nelle ultime settimane si sono di nuovo intensificati i contatti fra l'organizzazione terroristica palestinese e l'Iran, che per la verità manteneva rapporti con una corrente di Hamas, finora minoritaria. La crescente ostilità da parte dei militari che guidano ora l'Egitto ha indotto il regime di Gaza ad accettare la corte interessata degli ayatollah. Che in questo modo minacciano di insediarsi anche fisicamente nell'enclave palestinese. Una brutta notizia per Abu Mazen. Ma, purtroppo, anche per lo stato israeliano.
Si nota purtroppo un particolare aberrante: lo stato israeliano non esiste più. E' tutto coperto da un neonato stato palestinese, come suggerisce anche la scritta in arabo ("filastin", dai filistei, gli acerrimi nemici degli ebrei che popolavano questa terra ai tempi dei romani, dai quali furono deportati, prima che Galilea, Giudea e Samaria fossero appunto ribattezzate "Palestina" in spregio ai suoi abitanti nativi).
Cosa c'è di peggio? liberare 102 criminali che hanno ucciso, brutalizzato, violentato e ferito centinaia di persone innocenti? o stringere la mano ad un soggetto che manifesta la volontà di distruggere un'intera nazione?
Cosa direbbe il mondo se il negoziatore israeliano addobbasse la home page del suo profilo Facebook con una dichiarazione con cui si intende prendere possesso del West Bank?
Sulla pagina di Mohammad Shtayyeh, che rappresenta i palestinesi, si legge «Pretendiamo di negoziare per la pace, ma solo come mezzo per raggiungere un fine: la distruzione di Israele, e la creazione al suo posto di uno stato palestinese sull'intero territorio» (H/t: Israellycool).
Può andare peggio? certo che può andare peggio. Smarrita per la defenestrazione di Morsi e il ridimensionamento in Egitto della Fratellanza Musulmana, esule da Damasco e lontana dalla protezione di Assad, Hamas è rimasta temporaneamente senza punti di riferimento, con il Qatar allontanatosi nelle ultime settimane. Come rileva Khaled Abu Toameh, nelle ultime settimane si sono di nuovo intensificati i contatti fra l'organizzazione terroristica palestinese e l'Iran, che per la verità manteneva rapporti con una corrente di Hamas, finora minoritaria. La crescente ostilità da parte dei militari che guidano ora l'Egitto ha indotto il regime di Gaza ad accettare la corte interessata degli ayatollah. Che in questo modo minacciano di insediarsi anche fisicamente nell'enclave palestinese. Una brutta notizia per Abu Mazen. Ma, purtroppo, anche per lo stato israeliano.
Finirà come sempre
Ma noi già sappiamo che finirà come le altre volte: come nel 1949 dopo la guerra scatenata dagli stati arabi confinanti, che ha prodotto quella vergognosa arma di pressione psicologica che si chiama "rifugiati", con lo strascico di un carrozzone costoso, sclerotizzato e burocratizzato dal nome di UNRWA; come nel 1967, dopo la Guerra dei Sei Giorni che impedì ancora una volta agli stati confinanti condotti dall'Egitto di Nasser di annientare lo stato ebraico (la proposta di pace israeliana, con restituzione di tutti i terrotori conquistati nella guerra difensiva, fu rispedita al mittente con i famosi "tre no" di Khartoum); come nel 1993, dopo gli sciagurati Accordi di Oslo che non hanno portato nulla all'infuori di nuovo terrorismo; dopo i falliti accordi di pace di Camp David del 2000, con Arafat che si alzò dal tavolo dei negoziati perché la pace appariva finalmente a portata di mano; dopo la clamorosa e unica proposta di pace di Olmert del 2008, che lasciò sconcertati gli stessi Bush e Rice, e che un imbarazzatissimo Abu Mazen fece cadere perché dimostrava il reale interesse degli israeliani alla pace, tanto era generosa quella proposta; anche questa volta, dopo aver compiuto il primo passo, liberando 100 criminali della peggiore specie, rei confessi e autori compiaciuti di stragi nei confronti di civili, i palestinesi fingeranno di meditare, festeggeranno le canaglie tornate a casa, resteranno in silenzio fino all'ultimo, e poi dopo ogni ragionevole lasso di tempo pretenderanno altre concessioni, accusando uno stremato e amareggiato Israele del fallimento dei negoziati a fronte del rifiuto di tagliarsi ulteriori appendici.
venerdì 26 luglio 2013
E' allarme ora per il falco-spia sionista
Si arrichisce di una nuova specie animale lo zoo sionista al servizio del Mossad. Israele assalta la vicina Turchia per vie aeree. E lo fa servendosi di una temibile arma: nientepopodimeno che... un falco!
niente sorrisini di compatimento. Dopo gli squali liberati nel mar Morto per colpire il turismo egiziano, dopo il pollo sionista che affama le popolazioni arabe, dopo una serie di varietà del mondo animale con cui il sionismo minaccia l'ordine globale; è la volta del falco. La denuncia proviene dalle islamicissime autorità della Mezzaluna, che hanno catturato uno splendido esemplare di rapace, accusato di lavorare per i servizi segreti israeliani. I valorosi residenti dell'area sorvolata dal malcapitato si sono immediatamente insospettiti osservando la fascetta metallica, recante la scritta "24311 Tel Avivunia Israel", che cingeva la zampa dell'uccello, e lo hanno immediatamente consegnato alle autorità locali.
niente sorrisini di compatimento. Dopo gli squali liberati nel mar Morto per colpire il turismo egiziano, dopo il pollo sionista che affama le popolazioni arabe, dopo una serie di varietà del mondo animale con cui il sionismo minaccia l'ordine globale; è la volta del falco. La denuncia proviene dalle islamicissime autorità della Mezzaluna, che hanno catturato uno splendido esemplare di rapace, accusato di lavorare per i servizi segreti israeliani. I valorosi residenti dell'area sorvolata dal malcapitato si sono immediatamente insospettiti osservando la fascetta metallica, recante la scritta "24311 Tel Avivunia Israel", che cingeva la zampa dell'uccello, e lo hanno immediatamente consegnato alle autorità locali.
giovedì 25 luglio 2013
L'occupazione di cui in pochi parlano
Si sente molto discutere di "occupazione", di questi tempi. Il segretario di Stato americano John Kerry sta facendo del suo meglio per convincere i leader palestinesi a riprendere a dialogare di pace con Israele; ma essi chiedono che i negoziati si basino sulle linee armistiziali del 1949.
Di recente l'Unione Europea ha rilasciato le linee guide per gli investimenti per i 28 stati membri. Anche di questo si è parlato molto negli ultimi tempi. Ecco cosa ha riferito l'agenzia France Press: «le linee guida vietano di intraprendere relazioni o finanziare entità israeliane che si collochino al di là della cosiddetta Green Line del 1967: vale a dire, nel West Bank, a Gerusalemme est, a Gaza e sulle Alture del Golan. Esse esplicitamente prevedono che ogni futuro accordo preveda che queste zone non siano parte dello stato ebraico. Ciò crea un dilemma per Israele: continuare ad occupare il West Bank, a rischio di compromettere le relazioni con la comunità internazionale (per non parlare dei rapporti commerciali); o disimpegnarsi appieno».
Di recente l'Unione Europea ha rilasciato le linee guide per gli investimenti per i 28 stati membri. Anche di questo si è parlato molto negli ultimi tempi. Ecco cosa ha riferito l'agenzia France Press: «le linee guida vietano di intraprendere relazioni o finanziare entità israeliane che si collochino al di là della cosiddetta Green Line del 1967: vale a dire, nel West Bank, a Gerusalemme est, a Gaza e sulle Alture del Golan. Esse esplicitamente prevedono che ogni futuro accordo preveda che queste zone non siano parte dello stato ebraico. Ciò crea un dilemma per Israele: continuare ad occupare il West Bank, a rischio di compromettere le relazioni con la comunità internazionale (per non parlare dei rapporti commerciali); o disimpegnarsi appieno».
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martedì 23 luglio 2013
Ti difendi dagli attacchi? paga la multa!
C'è ancora chi crede che le Nazioni Unite siano state istituite per garantire la pace nel mondo, meglio di quanto sia stato
fatto fino ad allora dalla defunta e poco rimpianta Società delle Nazioni. Fantasie. L'ONU è un organismo, in cui i
cosiddetti "paesi non allineati" (esponenti di primo piano della tolleranza, della democrazia e del rispetto delle libertà individuali
del calibro di Afghanistan, Bielorussia, Cuba Iran, Libia, Pakistan, Arabia Saudita, Sudan, Siria, Venezuela; in rigoroso
ordine alfabetico), oggi maggioranza, impongono un'agenda piuttosto discussa.
Ma non polemizziamo. Il Palazzo di Vetro sforna alacremente risoluzioni o pronunciamenti, che danno lavoro a 5 mila persone; a 50 mila dipendenti, in tutto il mondo. Una bella macchina che crea posti di lavoro; e pazienza se in questa operosa frenetica smania produttiva, finisca di mezzo il solito capro espiatorio: quello stato talmente piccolo - esteso quanto la Puglia - e talmente ostracizzato dagli stati confinanti; che può essere benissimo sacrificato sull'altare del politicamente corretto.
Ma non polemizziamo. Il Palazzo di Vetro sforna alacremente risoluzioni o pronunciamenti, che danno lavoro a 5 mila persone; a 50 mila dipendenti, in tutto il mondo. Una bella macchina che crea posti di lavoro; e pazienza se in questa operosa frenetica smania produttiva, finisca di mezzo il solito capro espiatorio: quello stato talmente piccolo - esteso quanto la Puglia - e talmente ostracizzato dagli stati confinanti; che può essere benissimo sacrificato sull'altare del politicamente corretto.
sabato 20 luglio 2013
Saluti da Gaza
Mentre John Kerry cerca prodigiosamente di portare a casa una promessa di riapertura di dialogo fra israeliani e palestinesi, conseguendo apparentemente il primo successo della politica estera americana di Obama; poco lontano da Amman, dove il consorte della signora Heinz ha faticosamente triangolato fra Gerusalemme e Tel Aviv, si continua a morire per impiccagione. A Gaza, qualche giorno fa, il boia ha eseguito la sesta sentenza di condanna a morte di questo sanguinoso 2013. Costa carissimo, fino alla vita, essere sospettati di collaborare con il nemico. Un mese fa un palestinese ha subito la stessa sorte poiché sospettato vagamente di collaborare con lo stato israeliano.
A questo punto, Ismail Haniyeh starà sudando freddo. Il leader di Hamas infatti, nel tentativo di rispolverare la sua immagine pubblica piuttosto appannato, ha visitato una scuola elementare della Striscia di Gaza, dove ha dispensato bevande e snack ai bambini ivi ospitati. Non si è accorto, il tapino, che gli yogurt somministrati sono prodotti proprio da una ditta isr... oops, sionista, come evidenzia bene la foto. Una evidente manifestazione di collaborazionismo con il nemico che potrebbe costar cara al boss di Hamas.
A questo punto, Ismail Haniyeh starà sudando freddo. Il leader di Hamas infatti, nel tentativo di rispolverare la sua immagine pubblica piuttosto appannato, ha visitato una scuola elementare della Striscia di Gaza, dove ha dispensato bevande e snack ai bambini ivi ospitati. Non si è accorto, il tapino, che gli yogurt somministrati sono prodotti proprio da una ditta isr... oops, sionista, come evidenzia bene la foto. Una evidente manifestazione di collaborazionismo con il nemico che potrebbe costar cara al boss di Hamas.
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