Eppure oggi c'è chi tesse le lodi di un simile gesto. E non cammina a quattro zampe.
In un imbarazzato articolo, il quotidiano Haaretz - di solito duro nei confronti del governo israeliano, al punto da sfiorare le posizioni palestinesi e filo-arabe - ha commentato una trasmissione televisiva andata in onda all'inizio del mese, in cui alcuni parenti degli assassini della famiglia Fogel hanno esaltato i gesti compiuti dagli assassini. La madre di uno dei membri del commando ha salutato il figlio, che sconta una condanna a cinque ergastoli. La zia descrive il nipote come un «eroe».

C'è ben poco da aggiungere. Nessun omicidio premeditato può essere giustificato, o compreso. Ma il dolore aumenta a dismisura quando non si verifica alcun pentimento, e raggiunge il parossismo quando si riesce a trovare qualcuno che tesse le lodi di un simile scempio.
Spiace dirlo, ma è difficile pensare che si possa mai arrivare alla pace, in Medio Oriente, se c'è gente che apprezza la morte e chi la somministra.
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