lunedì 29 aprile 2013
Imparare, sin da piccoli
Salvata la vita di di un palestinese

E' la prima volta che il plasma disidratato è impiegato in questo modo. Il medico militare, sergente Alona Babliel, in questo modo è riuscito a stabilizzare le condizioni gravi del ferito, successivamente trasportato da un elicottero dell'aviazione israeliana all'ospedale più vicino. Il paziente, riporta il quotidiano di simpatie arabe, gode ora di buona salute ed è stato rilasciato qualche giorno fa.
Un altro quotidiano, The Times of Israel, rende noto invece che nei cinque mesi successivi all'operazione Pillar of Defense, che mirava a neutralizzare la minaccia terroristica di Hamas nella Striscia di Gaza; sono stati effettuati ben 18 attacchi ai danni delle famiglie dell'Israele meridionale. L'ultima aggressione risale a sabato, quando un Kassam ha interrotto la pace dei residenti del Negev, intenti a festeggiare la ricorrenza del Lag B’Omer.

sabato 27 aprile 2013
C'è apartheid in Israele (e magari qualcuno ci crede)

Per convincere il lettore di questa strampalata accusa, la pagina in questione mostra l'immagine di un ebreo ortodosso che solidarizzerebbe con i palestinesi, dopo un energico trattamento subito dalle forze di sicurezza israeliane: «se io, che sono ebreo, sono trattato così brutalmente, chissà quale deve essere il trattamento riservato ai palestinesi», argomenta il nostro malcapitato amico.
venerdì 26 aprile 2013
La BBC fa pubblica ammenda sulla Freedom Flotilla

Quel blocco è stato giudicato legittimo da una commissione delle Nazioni Unite appositamente istituita; ma nei giorni immediatamente successivi alla vicenda non mancarono aspre polemiche, alimentate da una stampa disorientata dai dispacci dei militanti dell'IHH, che armò la spedizione, in spregio al diritto internazionale, e che risulta non a caso affiliata all'ISM, organizzazione filoislamica collegata proprio ad Hamas.
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giovedì 25 aprile 2013
La metropolitana di Gerusalemme è pienamente legittima

Ma proprio per questo, è significativo il recente pronunciamento di un tribunale francese, a proposito di una querelle sorta attorno al treno ultramoderno che dovrebbe collegare la capitale israeliana ai territori contesi del West Bank. Un mezzo di trasporto agile, moderno ed economico, che dovrebbe agevolare la mobilità anche delle comunità palestinesi da e verso Gerusalemme; guardato con ostilità perché "violerebbe" la sovranità territoriale dell'ANP.
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mercoledì 24 aprile 2013
C'è sciopero e sciopero...

Mahmoud Sarsak fu rilasciato, bello pasciutto e in splendida forma (dobbiamo farci dire come controllava così brillantemente l'appetito), per essere accolto a braccia aperte dai terroristi di Hamas a Gaza. Uno sciopero della fame è sempre una giusta causa per mobilitarsi, no?
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martedì 23 aprile 2013
L'agonia della democrazia palestinese

Lunedì il presidente palestinese Mahmoud Abbas ha visitato il Kuwait per issare la bandiera palestinese sull'ambasciata dell'ANP a Kuwait City, per la prima volta dopo 22 anni. Il gesto era atteso da tempo: l'ambasciata è stata chiusa come ritorsone per la decisione del precedente leader palestinese Yasser Arafat di appoggiare il dittatore iraqeno Saddam Hussein, dopo la sua invasione del Kuwait del 1990. Ma anche se Abbas ha seppellito l'ascia di guerra con i kuwaitiani, le lancette della politica sono state portate indietro ai tempi di Arafat.
La visita di Abbas nel Kuwait giunge due giorni dopo le dimissioni forzate del suo primo ministro riformista, Salam Fayyad. La cui uscita di scena non sorprende nessuno di quelli che conoscono bene l'inefficienza dell'Autorità Palestinese (AP): il programma di Fayyad irritava puntualmente Abbas. A malapena i due leader palestinesi si sono parlati per un anno, stando a quanto sostiene un consulente dell'AP (Fayyad, ad esempio, era contrario al proposito di Abbas di recarsi alle Nazioni Unite per conseguire la condizione di stato osservatore non membro, sostenendo che i palestinesi avrebbero fatto meglio a continuare nel costruire le istituzioni fondamentali). La tensione fra i due era la perfetta rappresentazione di un sistema di pesi e contrappesi in essere nell'AP.
lunedì 22 aprile 2013
Sempre più palestinesi diventano israeliani
UNRWA, il nemico dei palestinesi
L’Unrwa, come sappiamo, è quell’organismo incaricato, dal 1948, di assegnare lo status di rifugiato a tutti i discendenti di quei Palestinesi che lasciarono Israele durante la prima guerra di aggressione sferrata contro lo Stato ebraico. Bastava aver risieduto due mesi in Eretz Israel per aver diritto ad uno status da lasciare in eredità ai propri figli e ai figli dei figli. Cosi’, quelli che nel 1949 non arrivavano a 700.000 unità, ora sono diventati cinque milioni. Neanche uno dei rifugiati originari è stato mai reinsediato dall’Unrwa. Secondo la sua definizione, i profughi rifugiati rimangono tali anche dopo l’acquisizione della cittadinanza di un altro paese.
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mercoledì 17 aprile 2013
Allarme: ai palestinesi è vietata la pesca!

Al-Mezan, una ONG palestinese, denuncia il bando della pesca imposto unilateralmente dal governo estremista a partire dall'alba di lunedì scorso. Il blocco di una risorsa fondamentale per la popolazione locale è stato imposto per non meglio specificati "motivi di sicurezza". Il divieto di pesca, denunciato dal presidente dell'associazione pescatori della Striscia, è stato reso pubblico dalla ONG e riportato da Maan News, un'agenzia di stampa palestinese.
martedì 16 aprile 2013
Doppiogiochismo islamico
Arafat ci aveva abituati bene: dopo l'ennesimo, inutile, sterile accordo di pace fra palestinesi e israeliani, si piazzava davanti alle telecamere festante e gioioso, con la pistola malcelata dalla mimetica, con i ramoscello d'ulivo in bocca, dalla quale uscivano in inglese tranquillizanti e miti parole, per la gioia orgasmica dei reporter, che osannavano i buoni intenti del leader dell'OLP. A quanto pare, gli hanno dato anche un premio Nobel per la pace...
...poi andava dalle sue parti, a Ramallah, e in arabo diceva il peggio possibile contro gli americani, contro gli israeliani, e contro tutti. Purché il suo potere non subisse ridimensionamenti. Alla fine la pace era una parola vuota che veniva declinata in tutti i modi (solo) dal mondo occidentale; quello che contava di meno, purché mettesse mano al portafoglio. Nelle cancellerie arabe, si sapeva benissimo che Arafat non avrebbe mai sottoscritto alcun trattato di pace: una volta ebbe a dire: «Preferisco essere ucciso dal proiettile di un israeliano che mi considera un nemico, anziché dal proiettile di un palestinese che mi condanna come un traditore». Questa doppiezza ha caratterizzato tutta la vita del terrorista palestinese, e caratterizza tuttora buona parte della politica islamica.
...poi andava dalle sue parti, a Ramallah, e in arabo diceva il peggio possibile contro gli americani, contro gli israeliani, e contro tutti. Purché il suo potere non subisse ridimensionamenti. Alla fine la pace era una parola vuota che veniva declinata in tutti i modi (solo) dal mondo occidentale; quello che contava di meno, purché mettesse mano al portafoglio. Nelle cancellerie arabe, si sapeva benissimo che Arafat non avrebbe mai sottoscritto alcun trattato di pace: una volta ebbe a dire: «Preferisco essere ucciso dal proiettile di un israeliano che mi considera un nemico, anziché dal proiettile di un palestinese che mi condanna come un traditore». Questa doppiezza ha caratterizzato tutta la vita del terrorista palestinese, e caratterizza tuttora buona parte della politica islamica.
Brutte notizie per palestinesi e israeliani

Le dimissioni del primo ministro dell'Autorità Palestinese (AP) Salam Fayyad rappresenta un momento cruciale nella storia del conflitto israelo-palestinese. La sua defenestrazione mette a nudo il collasso di quello che il New York Times ha definito il fayyadiso: la speranza che il nazionalismo palestinese fosse riorientato verso lo sviluppo e la coesistenza, anziché verso la violenza. Senza la foglia di fico della responsabilità che Fayyad forniva, l'idea che l'AP sia tutto all'infuori di un regime corrotto e compromesso dai legami con il terrorismo, suona falsa.
L'insuccesso di Fayyad di generare o un sostegno pubblico fra la sua gente del West Bank, o di usare il credito di cui godeva a livello internazionale per scavalcare il presidente dell'AP Mahmoud Abbas, risulta una tragedia per tutto il popolo palestinese. Il suo fallimento condanna loro a scegliere fra l'incompetenza dei quadri del Fatah, e la tirannia sanguinaria islamica di Hamas. Fayyad ha sempre goduto del forte supporto sia degli Stati Uniti che di Iseaele, il quale malgrado la diffidenza nutrita nei confronti dell'AP ha visto egli come partner e interlocutore irrinunciabile. Il problema è che il partito di Abbas lo vedeva come ostacolo sia alle mire di Abbas per la politica egemonica nel West Bank, sia alla continuazione dei meccanismi di corruzione che ha consentito di deviare gli aiuti finanziari internazionali verso le tasche dei leader dell'OLP.
lunedì 15 aprile 2013
Sette dollari per compensare le vittime del terrorismo

La commemorazione ci ricorda il dolore e le sofferenze delle famiglie dei superstiti. Dolore per la perdita, certo; ma anche per le pesanti difficoltà economiche che la tragedia porta con se'. E mentre i terroristi possono godere di un lucroso vitalizio per la loro opera spietata; le vittime del terrorismo fanno fatica ad andare avanti.
Tanto che oggi il presidente dell'associazione delle famiglie delle vittime del terrorismo ha sollecitato il governo di Gerusalemme ad intervenire; e finalmente è stato approvato uno stanziamento annuale di 250.000 shekel.
sabato 13 aprile 2013
Non mi posso fermare, devo difendere il mio Paese
venerdì 12 aprile 2013
Ci mancava la macchina del tempo...
Il Telegraph di Londra ieri ha riportato una clamorosa notizia: uno scenziato iraniano ha inventato una macchina in grado di prevedere il futuro. La prossima presidentessa degli Stati Uniti, il primo uomo (islamico, s'intende) su Marte, il vincitore dei prossimi Mondiali di calcio e - forse, con un po' di perizia - il prossimo capo del governo in Italia sono facili da prevedere, grazie all'ingegno di Ali Razeghi e al sostegno del "Centro per le Invenzioni Strategiche", finanziato da Teheran. La macchina prevede il futuro dell'individuo «da cinque a otto anni, e con una precisione del 98%».
lunedì 8 aprile 2013
Il ruolo di Arabia Saudita e Qatar nella "primavera araba"

Quando si parla di Medio Oriente, molti giornalisti, anziché far parlare i fatti, sono soliti di frequente abbandonarsi a previsioni idealistiche e a dichiarazioni radicali. Nessun giornale o se è per questo governo ha previsto lo scoppio della "primavera araba", ma una volta che essa si è concretizzata, la maggior parte dei media si è scatenata nel prevedere che un'epoca di prosperità, di eguaglianza e di democrazia avrebbe trasformato il Medio Oriente in una regione moderna, con aspirazioni avanzate.
Il Guardian, per esempio: era così disperato di giustificare il suo sostegno iniziale per la "primavera araba", che di recente ha realizzato un editoriale impassibile con cui ha sostenuto che la presa del potere da parte di Morsi è stato un gesto necessario per garantire le aspirazioni democratiche dell'Egitto.
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domenica 7 aprile 2013
Cancellate tutti gli ebrei (da Internet)
Non la pensano allo stesso modo i militanti di Anonymous, che hanno fatto coincidere con questa dolorosa ricorrenza una iniziativa quantomeno discutibile, per tempistica e modalità: il tentativo di cancellare tutti gli ebrei, perlomeno virtualmente, dai siti Internet.
Divertente la contromossa degli attivisti israeliani, che ieri, poco dopo la mezzanotte, in un gesto che ricorda vagamente l'ardita azione dell'aviazione israeliana allo scoppio della Guerra dei Sei Giorni, ha oscurato la home page del sito di "OPIsrael.com", sostituendola con una pagina che riporta una famosa accesa discussione sul canale Al Jazeera, in cui si difese memorabilmente lo stato ebraico.
sabato 6 aprile 2013
Hamas gioca su due fronti

venerdì 5 aprile 2013
Rende bene fare il terrorista

I detenuti che scontano una pena compresa fra 5 e 10 anni ricevono un salario mensile di 4.000 shekel (NIS) al mese: circa 1.000 dollari, ben più della paga media mensile (2.700 NIS) di un poliziotto a Ramallah. I detenuti che scontano una pena di 25-30 anni ricevono ben 10.000 NIS al mese: ben più dei 9.000 NIS che rappresentano il salario medio di un lavoratore in Israele (molti dei quali provengono dallo stesso West Bank).
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Pallywood prospera

Un impulso considerevole all'economia locale è fornito dall'industria della finzione cinematografica. E' la cosiddetta "Pallywood", che fornisce lavoro a schiere di figuranti, teatranti, comparse e tutto il corredo di cineoperatori, reporter, cameramen e distributori ai circuiti internazionali. Naturalmente, nel perfetto stile del neorealismo palestinese, buona parte di questi soggetti sono dilettanti, non ancora pienamente avezzi alle tecniche di recitazione. Capita così che talvolta fissino l'obiettivo, o forniscano materiale ai bloppers - sapete, i cacciatori di errori nei film, capaci di scovare un orologio al polsino sinistra, miracolosamente spostatosi al polsino destro pochi fotogrammi più avanti.
giovedì 4 aprile 2013
Lanciare pietre è pericoloso e censurabile; ma non quando le vittime sono israeliane

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